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Oncologico di Bari: personale in agitazione. E manca ancora la Pet-Tac

 

Personale in agitazione ancora all’ex Ospedale ‘Cotugno’ dove ha sede quell’Oncologico di Bari che, allo stato attuale, sta vivendo tra i tanti altri problemi, una pesante carenza d’organico, soprattutto per quanto concerne le figure professionali di CPS infermiere, operatore socio sanitario e dirigente biologo. In campo è sceso Domenico Romano Losacco, segretario aziendale Fials  per mettere nuovamente in rilievo che, all’incremento delle prestazioni offerte, non è corrisposto il consequenziale incremento della dotazione organica. Creando, specifica Losacco, “”fortissimi disagi al personale dipendente che in alcune Unità Operative sta vivendo un vero e proprio demansionamento professionale”. Insomma, crescono necessità e competenze all’interno del maggiore, nosocomio oncologico barese, ma il personale specializzato resta sempre quello ed anzi diminuisce per cui il disagio diventa anche economico. Motivo? Per sopperire ai vuoti d’organico, si ricorre frequentemente al lavoro straordinario riducendo significativamente il fondo disagio Area Comparto, ripetono i sindacalisti autonomi Fials. Pochi giorni fa – e precisamente il 22 giugno scorso – lo stesso Sindacato ha indetto un’assemblea generale del personale alla quale ha partecipato il direttore generale dell’Oncologico di Bari. Il quale, senza nascondersi dietro a un dito, ha deciso di condividere le preoccupazioni dei dipendenti e dei loro rappresentanti, facendo anche sapere di essere in attesa di formale autorizzazione da parte della Regione Puglia per utilizzare circa 2 milioni di euro per nuove assunzioni. Sarà vero e quando le promesse si tradurranno in realtà? Preoccupazioni, tensioni e alzate di spalle si sprecano tra camici bianchi e verdi all’opera a Poggiofranco, anche perché fino a oggi nessuna notizia è giunta su eventuali movimenti dagli assessorati al Bilancio e alla Sanità e Salute di via Gentile. la FIALS, “…seriamente preoccupata” delle condizioni di lavoro del personale dipendente e per i riflessi negativi che tale situazione inevitabilmente arrecherà all’utenza che lotta il cancro, in virtù soprattutto di un palese allarme sociale e lavorativo, non è rimasta con le mani in mano. E l’altro giorno ha comunicato formalmente lo <stato di agitazione> del personale dipendente dell’Oncologico di Bari chiedendo direttamente al rappresentante del Governo, il Prefetto di Bari, una convocazione per il tentativo di raffreddamento del conflitto. Dunque, non sono trascorsi dieci dall’apertura dell’Oncologico di Bari, inaugurato dopo vent’anni di attesa, che risorgono complicazioni e questioni da risolvere, stavolta sul fronte delle carenze di personale. Ma già nel 2009 non mancò chi parlò di ‘‘totale assenza di programmazione del Governo regionale”, un ospedale che nasceva in singolare concomitanza con le elezioni regionali, e fors’anche monco. Vale a dire, tanto per dirne una, privo di una delle apparecchiature fondamentali per la moderna diagnosi dei tumori e per il monitoraggio della terapia, cioè senza avviare nemmeno la gara per dotare gli ospedali pugliesi di Pet – Tac pubbliche, tanto che nel 2009-2010, l’unica Pet Tac pubblica era quella del Policlinico di Bari, peraltro ‘mobile’. E allora: a fronte di un debito della sanità che già allora sfiorava il miliardo di euro per ammissione dell’allora assessore Fiore, cosa sarebbero stati 18 milioni di euro da investire per l’acquisto di 6 Pet – Tac pubbliche e nuove, una per ogni provincia della Puglia? Così si è arrivati all’assurdo di inaugurare l’Oncologico di Bari al Cotugno pur in assenza di una Pet – Tac pubblica. Classico esempio di assenza totale di programmazione se è vero, come è vero, che da quattro anni e mezzo il presidente Vendola prometteva il trasferimento dell’Oncologico al Cotugno circa una volta al mese, per arrivare sotto elezioni regionali e, quindi, inaugurare a fine 2010. E ora, a quasi nove anni di distanza, siamo al punto di partenza: al nuovo Oncologico mancano il personale e le macchine. Manca per esempio la Pet – Tac, apparecchio indispensabile mentre la Puglia continua ad averne solo uno, al Policlinico di Bari, peraltro inutilmente mobile. E’ costato 23 milioni di euro contro i 3 milioni di euro di costo medio di una Pet fissa. Il che significa che con quei 23 milioni di euro si sarebbero potute comprare ben sette Pet fisse: una per ogni provincia della Puglia e, magari, due per Bari, una al Policlinico l’altra all’Oncologico. Questo dicevano i consiglieri di Minoranza tanti anni fa che pare un secolo e ancora oggi i pazienti oncologici sono in lista d’attesa alla Pet del Policlinico e siccome il paziente oncologico non sempre, anzi quasi mai, può aspettare, continuano i viaggi della speranza anche per fare un esame.

 

Francesco De Martino

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