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Ora fanno paura i conti dell’Autorità portuale di Bari

Sempre peggio all’Autorità Portuale di Bari, costretta ieri ad approvare un bilancio di previsione 2013 che praticamente ha certificato dinanzi a tutti i rappresentanti del Comitato Portuale –e quindi anche quelli degli altri porti, Regione Puglia, Comune, Provincia e Camera di Commercio di Bari- numeri da vero ‘crac’ finanziario. Un’altra bruttissima tegola per l’Autorità gestita da Franco Mariani, costretto ancora una volta ad ingoiare calici amari. Basti dire che l’avanzo d’amministrazione posto all’attenzione dell’assessore pugliese ai Trasporti Guglielmo Minervini è passato di colpo dai circa 25 milioni di Euro del 2011 a poco più d’un milione del 2012: hai voglia l’assessore a promettere un po’ confusamente altre fonti di finanziamento per un’Autorità che, proprio l’altro giorno, s’era messa al centro dell’attenzione per l’imminente partenza dei lavori all’ansa di Marisabella. Una pratica, in realtà, seguita quasi interamente dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e dal Genio Civile della Regione Puglia e durata quasi vent’anni. Invece, i problemi seri per il presidente dell’Autorità portuale del capoluogo pugliese non vengono da lontano e sono cominciati più o meno l’anno scorso, quando il Ministero all’Economia e Finanze ha revocato i fondi statali destinati all’Autorità portuale di Bari. Che si è ritrovata “in esclusiva” a perdere la quasi totalità dei finanziamenti che possedeva per la realizzazione delle infrastrutture portuali. Il porto di Bari, per essere precisi, è stata l’unico in tutta Italia ad aver perso, per incapacità programmatoria e gestionale, circa 85 milioni di euro lordi (circa 73 mln netti), mentre le restanti ventidue autorità portuali dello Stivale hanno perso complessivamente appena 6 milioni. E così Mariani s’è trovato in un vero e proprio ‘cul de sac’, praticamente ridotto alla gestione ordinaria, essendo stati quasi del tutto azzerati i finanziamenti disponibili. Eppure l’estate scorsa al porto risultano assunti in pianta stabile un paio ingegneri senza alcuna “procedura concorsuale selettiva di evidenza pubblica”. Così come, invece, aveva chiesto nero su bianco il Direttore Generale del Ministero dei Trasporti, con una missiva indirizzata direttamente a Mariani. E per comprendere appieno la politica di assunzioni e promozioni molto costose per le casse, elargite a piene mani negli uffici portuali, bisogna guardare proprio al personale assunto con un elevatissimo numero di posizioni apicali, (diciassette tra dirigenti e quadri) con un numero bassissimo di dipendenti con posizioni da impiegato (in tutto diciotto). Totalmente assenti quelli coi livelli più bassi, dal quarto al settimo livello. Andando un po’ più indietro nel tempo, del resto, perfino la Corte dei Conti, analizzando i conti consuntivi dell’Autorità Portuale del capoluogo negli anni 2007 e 2008, ha rilevato e censurato il rapporto sproporzionato tra posizioni direttive ed esecutive. Comunque, dei trentotto dipendenti in servizio all’Autorità, venti sono stati assunti negli ultimi quattro anni e tutti, come detto, senza regolare concorso. In sostanza il presidente spedito da Massimo D’Alema a gestire il porto barese, dal 2006 ha più che raddoppiato il personale, assumendolo senza espletare procedure concorsuali. A definire il quadro di promozioni e assunzioni dirette al porto, i nomi di altri consulenti esterni stabilizzati con contratti a tempo indeterminato senza tenere conto di leggi e direttive ministeriali. Ad esempio Domenico Garofalo, marito della dirigente di Polizia Portuale e Annunziata Attolico, moglie del sindaco di Adelfia Vito Antonacci, anche lui del Partito Democratico, senza parlare dei figli del comandante della Capitaneria di Porto di Bari, Salvatore Giuffrè e del dirigente del Genio civile, Gaetano Maggi. I due sono stati scelti tra una rosa di candidati selezionati da un’ agenzia di lavoro interinale, ma la loro promozione a capo dei porti di Monopoli e Barletta desta ancora più clamore poiché i padri sono o sono stati rappresentanti del ministero in seno al comitato portuale. Comitato che, guarda caso, pochi giorno dopo la loro assunzione voto’ l’ annullamento della concessione dei servizi alla società “Bari Porto Mediterraneo”, nemica storica e giurata dell’Autorità Portuale. Non meno gravi altre assunzioni di amici e parenti quando s’incrociano con quelle alla “Multiservizi Portuali” (società addetta a viabilità e sicurezza con un affidamento diretto) poiché si creano, come si legge in altre denunce riguardanti i responsabili del Port Facility Security Officer (PFSO), intrecci ‘famistici’ con gravi ripercussioni proprio nella tutela della sicurezza nell’intero porto. E mentre anche su questo sta indagando la Procura della Repubblica di Bari, che un mesetto fa ha ascoltato impiegati e funzionari dell’Ufficio Demanio del porto, il Collegio dei Revisori dei Conti, dopo l’assemblea del Comitato che ieri, come detto, ha approvato a fatica il bilancio 2012-2013, sta per inviare una dettagliata informativa alla Corte dei Conti.

 

Francesco De Martino

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