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Orsina, simpatia e ambientalismo

Spesso in teatro la follia è centrale. Si pensi all’ipocondria di Argante, il malato immaginario, al delirio lucido dell’Enrico VI di Pirandello, alla fragilità patologica della Blanche di ‘Un tram chiamato desiderio’, alla pazzia di Amleto… Non ci era mai capitato di vedere portato in scena un caso di disposofobia, quel disturbo mentale caratterizzato da un bisogno insano di acquisire beni da conservare anche a costo di rendere il proprio appartamento ingestibile o igienicamente a rischio. Di questa forma di accaparramento compulsivo soffre Orsina, la protagonista di ‘Tante belle cose’, un testo di Edoardo Erba messo in scena da I Sani Da Legare (una compagnia di Tivoli), per l’interpretazione di Antonietta Checchia, Stefano Currò, Paolo Gnocchi e Barbara Seghetti e la direzione di Gianni Uda ; musiche originali di Davide Geddo. Orsina però non è personaggio negativo, è figura solare, purtroppo incompresa, perciò tendenzialmente solitaria e che per forza di cose vive in controtendenza. E’ vero, riempie la casa di roba inutile, ma quante cose preziose salva dalla discarica, di quanti utilizzi ingegnosi è capace. Senza ostentare alcuna coscienza ambientalista, senza salire in cattedra, schierarsi o muovere guerra ai cultori dello spreco, Orsina segue una strada tutta sua, lungo la quale lo scarto se non ritrova vita trova almeno più degna sepoltura. Insomma, con lei una mania si sublima in estetica del recupero, in poesia del riciclo, in apoteosi della salvezza. Spettacolo gradevole, ‘Tante belle cose’, ha raccolto consensi sabato scorso a Giovinazzo in occasione del penultimo appuntamento con la rassegna di teatro promossa da Moduloesse. Giovane, e caruccia, Orsina (la convincente Barbara Seghetti) frizza e svolazza. Il suo candore un po’ infantile, la sua autenticità, la simpatia che sprizza da ogni poro fanno passare in second’ordine il suo limite psicologico. Se ne accorge Aristide, maldestro amministratore di stabile, che finirà con l’innamorarsi di questa inquilina tanto estrosa e invisa a condomini prevenuti. Lavorando d’equivoci e colpi di scena Erba costruisce una storia convincente che però risente di un certo schematismo ; troppi e prevedibilmente alternati i siparietti a due. Del quale limite soffre un po’ la messinscena, soprattutto là dove il serrato andirivieni dei personaggi si consuma attraverso l’unico ingresso-uscita. A mascherare i limiti interviene la leggerezza tenera della Seghetti, che è coadiuvata da buoni caratteristi. Efficace nella sua semplicità la scena (fondale e quinte realizzate erigendo pareti di scatole, scatolette e scatoloni) ; impeccabili costumi e disegno luci.

Italo Interesse

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