Cultura e Spettacoli

Padre Calisi: “Un cammino di purificazione verso la Risurrezione”

Con la Domenica delle Palme è iniziata la Settimana Santa

Con la Domenica delle Palme si è aperta la Settimana Santa, cuore dell’anno liturgico per la Chiesa. La analizziamo con il sacerdote cattolico barese di rito bizantino, teologo ed iconografo, padre Antonio Calisi.

 Padre Antonio, la Settimana Santa nella tradizione bizantina non è solo un ricordo storico, ma qualcosa di molto più profondo. Come possiamo definire questo tempo?

“È esattamente così. Nella nostra tradizione, la Settimana Santa è il vertice dell’intero anno liturgico. Non ci limitiamo a commemorare eventi passati; noi viviamo una attualizzazione sacramentale del Mistero pasquale. La Chiesa non sta a guardare, ma partecipa realmente alla morte e alla risurrezione del Signore attraverso una liturgia che si fa dramma, teologia e simbolo”.

Il Lunedì Santo ci ha detto che tutto inizia con il “Mattutino dello Sposo”. Perché questa figura del Nimphios è così centrale all’inizio della settimana?

“È un’immagine bellissima e struggente. Liturgicamente iniziamo già la sera della Domenica delle Palme. Il tema dominante è Cristo come lo Sposo che viene nel mezzo della notte. Cantiamo il tropario: “Ecco lo Sposo viene nel mezzo della notte, e beato il servo che troverà vigilante…”.

In chiesa portiamo solennemente l’icona del Cristo Nimphios: Egli è raffigurato con la corona di spine e il mantello di porpora, i segni della sua Passione che diventano i suoi abiti nuziali. È lo Sposo che dona la vita per la sua Chiesa.

Entrando nel vivo del Lunedì Santo già celebrato, il testo menziona due figure bibliche specifiche: Giuseppe il Casto e il fico sterile. Che significato hanno in questo contesto?

“Queste due figure servono a prepararci interiormente: Giuseppe il Casto è una figura tipologica di Cristo. Come Giuseppe fu venduto dai fratelli ma divenne poi il salvatore del suo popolo in Egitto, così Cristo viene consegnato alla morte per diventare il Salvatore del mondo.

Il fico sterile è un simbolo, è un monito per ogni fedele. Rappresenta l’infedeltà, la mancanza di frutti spirituali. Ci invita a interrogarci: siamo pronti ad accogliere lo Sposo con frutti di conversione o siamo come quel fico che ha solo foglie ma nessuna sostanza?”

Proseguendo nel cammino, degno di nota è il Mercoledì Santo. Il testo menziona l’Ufficio dell’Unzione. Qual è il senso di questo rito?

“Il Mercoledì Santo è un giorno di forte contrasto. Da un lato abbiamo il tradimento di Giuda, dall’altro l’amore della donna peccatrice che unge i piedi di Gesù. In questo giorno celebriamo l’Euchelaion (l’Ufficio dell’Unzione), in cui i fedeli vengono unti con l’olio benedetto. È un segno di guarigione dell’anima e del corpo, una preparazione sacramentale per entrare nel Triduo Pasquale purificati dalle nostre “infermità” spirituali.”

Giungiamo al Giovedì Santo, un giorno densissimo di liturgie. Cosa accade in questa giornata cruciale?

Il giovedì mattina celebriamo la Divina Liturgia di San Basilio il Grande unita al Vespro, che commemora l’istituzione dell’Eucaristia. Ma è la sera che viviamo uno dei momenti più toccanti: l’Ufficio dei Dodici Vangeli. Ripercorriamo l’intera Passione attraverso dodici letture evangeliche. Al centro della chiesa viene eretto il Crocifisso. Non è una recita, è stare ai piedi della Croce con Maria e Giovanni. È il momento in cui la teologia si fa pianto e contemplazione del “Re della Gloria” che si dona totalmente”.

Il Venerdì Santo la liturgia bizantina si fa estremamente visiva e simbolica. Ci parla del Vespro della Deposizione?

“Il Venerdì Santo non celebriamo la Liturgia (è un giorno aliturgico, di assoluto digiuno). Nel pomeriggio celebriamo il Vespro della Deposizione: il corpo di Cristo viene deposto dalla croce e avvolto in un lenzuolo. L’elemento centrale è l’Epitaphios, un’icona ricamata su stoffa che raffigura il Cristo morto. Questa viene portata in processione e deposta nel “Kouvouklion” (il Santo Sepolcro), ornato di fiori profumati. I fedeli passano sotto l’Epitaphios o lo baciano, unendosi fisicamente alla sepoltura del Signore.”

Il Sabato Santo è spesso considerato un giorno di “silenzio”, ma nella tradizione orientale è carico di una vittoria imminente.

“Esatto. Il Mattutino del Santo Sabato (celebrato spesso il venerdì sera) è il canto dei “Lamenti” davanti al Sepolcro. Ma non è un addio. Il Sabato è il giorno della Discesa di Cristo agli Inferi. Egli rompe le porte di bronzo della morte e prende per mano Adamo ed Eva. Durante la Liturgia di San Basilio del Sabato mattina, avviene il “cambio dei paramenti”: le vesti viola o nere vengono sostituite da quelle bianche e luminose. La vittoria è già iniziata nel profondo degli abissi.”

Arriviamo infine alla Notte di Pasqua. Come esplode la gioia della Risurrezione?

“È il momento culminante, la Liturgia Pasquale. Tutto inizia nel buio totale. Il sacerdote esce dal santuario con una candela accesa dicendo: “Venite a prendere la luce dalla Luce che non tramonta”.

Poi, davanti alle porte chiuse della chiesa, si proclama l’annuncio: “Christòs Anèsti!” (Cristo è Risorto!). Le porte si spalancano, la chiesa si inonda di incenso, luci e canti festosi. È l’inizio di una festa che non avrà fine. Come dice il testo, la Settimana Santa culmina in questa partecipazione reale alla Risurrezione, dove la morte è sconfitta per sempre”.

Qual è l’invito che rivolge ai fedeli per vivere questi giorni?

“L’invito è quello di lasciarsi coinvolgere dal ritmo delle Liturgie. È un cammino di purificazione dei sensi per giungere, nella notte pasquale, alla gioia della Risurrezione. È un passaggio dalle tenebre alla luce che non è solo esteriore, ma deve avvenire nel cuore di ogni battezzato”

BV.


Pubblicato il 1 Aprile 2026

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