Paesini e paesetti, quale futuro?
Abbarbicato a 726 m.s.l.m. in posizione dominante sull’alta valle del Celone, è il Comune più piccolo di Puglia, mentre nella classifica italiana si colloca al 160esimo posto. Nel 1881 Celle di San Vito contava 1050 abitanti. Oggi a viverci sono rimasti in 162. Il caso di Celle di San Vito è emblematico di un disastro in atto nel Subappenino Dauno. Lo spopolamento dei piccoli centri pugliesi al confine con Lucania, Campania e Molise è emorragia inarrestabile. Alle ondate migratorie del Novecento ha fatto seguito il calo demografico. L’età media in posti come Volturara Appula, Carlantino, Deliceto o San Marco la Catola supera i sessant’anni. Stando ai dati del censimento decennale del 2011, i comuni del Subappennino Dauno hanno perso complessivamente più di tremila residenti. La situazione è talmente grave che due anni fa il Sindaco di Candela arrivò a offrire un incentivo di duemila euro a chi avesse scelto di trasferirsi in quel Comune. Eppure gli ottimisti ad oltranza affermano che, toccato il fondo, è più ragionevole aspettarsi la risalita che non il languore della stasi. E tirano in mezzo il caso di quei giovani pieni d’ottimismo i quali, disposti a restare, sono riusciti tra incentivi regionali e assenza di concorrenti ad affermarsi nel campo dell’accoglienza e della ristorazione, dell’agricoltura biologica, dell’allevamento mirato e dello svago. E’ vero, pascoli e campagne nei dintorni di Alberona, Motta Montecorvino, Anzano, Accadia e Orsara languiscono, tuttavia b&b, maneggi, nuove botteghe artigiane, parchi tematici e cooperative di guide turistiche assicurano benessere ai pochi che ci hanno creduto. A Panni, Rocchetta o Sant’Agata si va per trovare quel relax che le grandi mete turistiche non offrono più. E a cercare quella serenità non sono soltanto altri anziani. Il lavoro tenace di giovani coraggiosi sta gettando le basi per un’inversione di tendenza. E i primi a capirlo sono stati i cinesi, immancabili con i loro bazar. Questa morra di paesini e paesetti è uno scrigno di ricchezze architettoniche e paesaggistiche. Il turista di oggi non si lascia più incantare dalle sirene. Egli si guarda attorno e si domanda : A che pro affrontare i disagi della litoranea garganica per raggiungere Vieste? E le Tremiti, affollate come un bus all’ora di punta persino d’inverno? E Castel del Monte, le Grotte di Castellana e Alberobello sono poi mete così originali?… Meglio allora la quiete, la serenità, la buona cucina e la buona gente di Faeto, Bovino o Troia. Esiste ancora un futuro anche per Celle di San Vito, come esiste un futuro per l’idioma idioma franco-provenzale che ancora parla la sua gente.
Italo Interesse
Pubblicato il 1 Giugno 2019



