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Palagiustizia: oggi attorno al ‘tavolo verde’, ma non è un gioco…

Da Roma a Bari, dove stamani torna a riunirsi il tavolo tecnico che dovrebbe finalmente dare avvio alla fase operativa per la realizzazione del Polo unico della Giustizia nel capoluogo pugliese, il viaggio è stato breve. Come si ricorderà, infatti, meno di un mese fa fu nelle stanze del Ministero di Via Arenula che si aprì il confronto tra tecnici romani e amministratori baresi sulle risorse messe a disposizione dal Governo, ma anche su progetti e tempi di realizzazione del nuovo palagiustizia già “cristallizzato” nel protocollo d’intesa per la realizzazione, appunto, del complesso unico che ospiterà gli edifici della giustizia penale e civile alle ex casermette. Parliamo, per chi ancora non lo sapesse, del polo militare dismesso da tempo alla periferia-sud di Bari all’interno, però, di un’area periferica trafficatissima. In quanto, ma molti sembrano non averlo ancora notato, accesso alla Città preferito dai pendolari provenienti dai comuni dell’hinterland di quel territorio. Un aspetto che rimane regolarmente sottofondo, se non taciuto dalle componenti interessate alla questione della edilizia giudiziaria a Bari: chissà se al tavolo odierno si toccherà – magari anche solo marginalmente – quest’aspetto che a parere di pochi politici usciti allo scoperto finora, proprio marginale non è. E non basta. Le aree delle “ex Caserme Milano-Capozzi”, oltre a essere iper-trafficate, sono destinate dal Piano Regolatore Generale di Bari a “Verde di Quartiere”. Dotazione che, è bene saperlo, costituisce dotazione standard, “minima inderogabile” dello stesso P.R.G., a servizio dei quartieri del centro cittadino. E nel sottolineare che il P.R.G. di Bari (Piano Quaroni), è vigente dal 1976 (…non da pochi mesi) lascia stupiti un intervento edilizio di tale volumetria (oltre 500.000 mc di nuova costruzione) da realizzarsi, quindi, soltanto attraverso un’enorme e stravolgente variante al P.R.G. Insomma, in quell’area iper-abitata e trafficata si vorrebbe imporre (a suon di voti e maggioranze) varianti con un’enorme sottrazione di quantità di “aree verdi”, per un grandissimo complesso giudiziario. Senza contare che così facendo si andrebbe pure a sconvolgere il “Sistema Urbano” previsto da quel Piano Regolatore, abbassando irrimediabilmente il livello della qualità della vita dei residenti, con evidenti negative ripercussioni sulla salute degli stessi. Una “Variante” che, oltre a essere improponibile e neppure pensabile, interverrebbe pure “in violazione” a prescrizioni di legge (D.M. 1444/1968) che, per ogni quartiere, impongono quantità “minime inderogabili ” di “Aree Verdi”. «Bisogna indire nel più breve tempo possibile la gara per la progettazione, in modo da non sprecare ulteriore tempo e garantire l’utilizzo delle risorse già stanziate – ha spiegato il Sindaco Decaro a gennaio, quand’è stato convocato il tavolo che si riapre quest’oggi – un segnale che il Governo deve a questa città e a tutti gli operatori della giustizia, dai magistrati, agli avvocati e a tutti gli addetti del sistema giudiziario che, seppur in condizioni difficili, continuano a impegnarsi senza sosta sul fronte della legalità e del rispetto delle regole». Bene, ma per evitare che la partita al tavolo della Giustizia scada a giro di ‘baccarat’, non si può partire puntando sullo ‘strozzamento’ d’un intero quartiere…pensando d’avere qualche asso nella manica!

Francesco De Martino

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