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Palagiustizia pericolante a rischio sgombero

Aspettare ancora potrebbe essere davvero rischioso, specie dopo i “profili di criticità” emersi dalle verifiche strutturali del Palazzo di Giustizia di via Nazariantz a Bari. Profili che “…potrebbero determinare le autorità amministrative competenti alla decretazione di ordinanza di sgombero”, si legge in un avviso affisso nella tarda mattinata di ieri sulle bacheche del palazzo che ospita gli uffici della Procura e del Tribunale penale del capoluogo. Nell’avviso, a firma del procuratore Giuseppe Volpe, si comunica che all’esito di una riunione straordinaria della Conferenza Permanente degli uffici giudiziari di Bari che si e’ tenuta venerdì scorso, “si e’ preso formalmente atto delle risultanze della verifica strutturale dell’immobile”. Dalla relazione “si desumono profili di criticita’” e’ scritto nell’avviso, che hanno portato alla convocazione, sabato pomeriggio, di un altro incontro tra prefetto, capi degli uffici, dirigenti amministrativi e tutte le autorita’ amministrative “competenti alle adozioni di eventuali interventi di urgenza”. In ogni caso della questione e’ stato informato il Ministero della Giustizia “al fine di definire gli interventi necessari”. E per stamani, alle dieci e trenta in punto, in una delle aule di udienza al primo piano di via Nazariantz, e’ stata inoltre convocata una riunione aperta a tutti i magistrati, personale di polizia giudiziaria, dipendenti, Ordine degli avvocati, Camera Penale e sindacati. “Le criticita’ del Palazzo di Giustizia di Bari sono note, e da tempo. Ora, dopo le specifiche verifiche strutturali fatte, l’imperativo e’: risolvere prima, criticare poi. Sono in ballo la sicurezza degli utenti del Palazzo e il servizio fondamentale svolto nell’amministrazione della giustizia. Mi auguro percio’ che le istituzioni preposte possano individuare delle soluzioni utili, e con sollecitudine. Ci sara’ tempo per dedicarsi ad analizzare i motivi degli ipotizzati ritardi e verificare a chi siano ascrivibili “. Lo dichiara il deputato Francesco Paolo Sisto, coordinatore di Forza Italia per Bari e provincia, che certamente rammenta quando l’allora Sindaco Emiliano volava di corsa a Roma per incontrare il Ministero della Difesa dell’epoca e riallacciare le fila per il trasferimento della sede unica giudiziaria a Bari. Sono trascorsi quasi cinque anni da allora, e il nodo intricatissimo del Palagiustizia per l’ex primo cittadino, magistrato in aspettativa, rappresentava quello più difficile fa sciogliere, prima che terminasse il suo secondo mandato. Ma Emiliano come il suo successore di idee sulla sede unica della giustizia a Bari ne hanno sempre avute tante, anzi tantissime, puntando i fari sul trasferimento degli uffici giudiziari nell’ex Ospedale Bonomo di Corso Alcide De Gasperi. Scordando che servivano una ventina di milioni di euro per ristrutturarlo: chi glieli avrebbe dati mai? Davvero esosa anche la cifra stimata dai tecnici comunali baresi dopo i sopralluoghi per verificare se l’immobile individuato dopo per ospitare gli uffici giudiziari, ovvero l’ex Caserma di via Alberotanza, avesse i requisiti giusti. Ma Emiliano, Decaro e il loro fido city-manager Vito Leccese non hanno mollato facilmente, fino all’ultimo giorno, forti del rapporto comunale che nei minimi particolari spiegava (?) come realizzare un polo giudiziario che avrebbe tolto ogni speranza all’impresa Pizzarotti di edificare il suo progetto. Un progetto in ‘stand.by’ da quindici anni in mezzo a una montagna di ricorsi e controricorsi, mentre negli incontri romani che ha visto a turno non pochi primi cittadini baresi a convegno col Ministro della Difesa e alla Giustizia di turno spiegare che questo o quell’immobile potrebbe ospitare la procura, il tribunale per i minorenni, il giudice di pace ma non certamente gli uffici civili di piazza De Nicola. Oh, certo, da non scordare i progetti di via della Carboneria e dell’arcipelago, mentre delle diciotto palazzine che compongono la grande area militare, ormai in disuso da quasi vent’anni, quella in buono stato di manutenzione era la zona mensa ristrutturata pochi anni fa, mentre gli archivi sono ancora oggi pieni di cartelle sanitarie e sarebbero necessari anni per il trasferimento. Massì, il caos delle proposte è totale, tanto che ora si parla di un’altra soluzione, e cioè delle ex Casermette alla periferia sud della Città, stando certi che passeranno altri dieci anni tra incontri, altre chiacchiere e soluzioni fantasma. Ragion per cui non sono mai mancate critiche e preoccupazioni, esternate tra gli altri dall’ex Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri in diverse occasioni. <La vicenda del Palazzo di Giustizia di via Nazariantz ha, ormai, del paradossale e oggi assistiamo ad uno spettacolo indegno che vede il procuratore di turno costretto ad occuparsi del degrado sempre più insostenibile dei suoi uffici>. Insomma, trasferire anche solo una parte degli uffici giudiziari da Via Nazariantz alle ex Casermette è economicamente svantaggioso. Oltretutto non solo non risolve il problema, essendo una soluzione temporanea, ma non tiene conto degli aspetti urbanistici che sconsigliano la scelta per evidenti motivi di congestione e traffico>. E se la vicenda della Cittadella della Giustizia pare essere naufragata dopo aver navigato a vista per troppo tempo, con buona pace degli operatori della giustizia, il Palagiustizia continua a cadere a pezzi sotto gli occhi inebetiti di addetti ai lavori, operatori della giustizia e amministratori locali: che si aspetta a intervenire?

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 22 Maggio 2018

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