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Palazzo di Città: come si spendono i fondi del 5 per mille?

I contributi del «5 per mille» destinati al Comune di Bari (frutto delle dichiarazioni dei redditi relative al 2018 e al 2019) continuano a restate avvolti nel mistero più fitto. E, come già accaduto altre volte in passato, a creare un caso politico. Che magari potrebbe finire dritto sul tavolo del Prefetto di Bari per effetto della segnalazione, successiva a qualche interrogazione consigliare di chi, stufo di silenzi e rimpalli tra enti, intende sapere esattamente – con una rendicontazione degli specifici progetti in ambito dei servizi sociali – come i municipi hanno impiegato il denaro ricevuto. All’interrogazione dell’allora consigliere Michele Caradonna, in ogni caso, finì per rispondere l’assessore comunale ai Servizi Sociali Francesca Bottalico che, attraverso una nota del dirigente di ripartizione, chiariva come: “in attuazione del regolamento sul decentramento amministrativo resta in capo ai municipi la più ampia autonomia gestionale e pertanto ogni richiesta sui contenuti delle attività svolte e sulle modalità di affidamento dei servizi non può che essere rivolta ai municipi. Anche perché non vi è alcuna relazione gerarchica tra ripartizione e municipi”. Ma non basta. La dirigente nella sua replica rivelava che “…per ben sei volte è stata sollecitata la rendicontazione contabile sull’utilizzo delle suddette risorse, ma risulta ancora essere inadempiente il quinto municipio”. Le ultime rendicontazioni disponibili, leggendo siti e giornali locali? L’Agenzia delle Entrate ha girato alle casse del Comune ben 38.593 euro nel 2015 (dichiarazioni dei redditi del 2013, anno d’imposta 2012) e 40.959 euro nel 2014 (dichiarazioni relative al 2012 sul 2011), frutto dalla scelta effettuata dai contribuenti baresi –  attraverso la devoluzione del 5 per mille – al momento di pagare le tasse al fisco. Questi importi sono stati suddivisi dal Comune e destinati ai cinque municipi con la finalità di finanziare, nel primo caso «attività relative alle famiglie con minori con disabilità» e nel secondo caso «progetti sociali a sostegno di interventi di contrasto alla povertà». Tutto chiaro? Mah, per le Minoranze dell’Aula Comunale risultava inconcepibile che la ripartizione al Welfare non avesse contezza di quello che accadeva nei singoli municipi in relazione ai fondi relativi al 5 × 1000 la cui origine è frutto della donazione spontanea fatta dai cittadini baresi. Inoltre in tal modo i cittadini non sono messi nelle condizioni di poter verificare quella trasparenza degli atti e documenti amministrativi detti e ripetuti come un dogma su leggi e pandette. “È importante sapere se per impiegare quei soldi sia stato fatto un avviso pubblico per dei progetti oppure se sono stati spesi direttamente o assegnati ad associazioni e con quali criteri”, chiedeva l’ex consigliere comunale Caradonna, intenzionato a visionare le relazioni finali di progetti eventualmente conclusi, non senza informare il rappresentante del Governo, “affinché possa intervenire al fine di sanare questa grave situazione. Dalla nota della ripartizione si evincevano poca chiarezza e confusione, tali da sconvolgere l’essenza del vero spirito relativo al decentramento. E allora, per concludere, non avendo conoscenza di quel che accade nei singoli municipi, su che basi il servizio deputato al ‘Welfare’ effettua la programmazione delle singole attività?

Antonio De Luigi

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