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Palloni d’epoca, che nostalgia

Perfettamente rotondi, del tutto idrorepellenti, addirittura soffici in superficie e  prodotti in serie, perciò alla portata di tutte le tasche. Così i moderni palloni da calcio. Cioè l’esatto contrario dei loro antenati, sfere realizzate a mano componendo dodici o diciotto strisce di cuoio ricavate da un ritaglio di ‘vacchetta’ di 40×60 cm. Palloni talora imperfetti quanto a peso e misura, che quando si giocava sotto la pioggia si appesantivano mortalmente ; palloni da ‘nutrire’ con grasso animale se si voleva farli durare il più a lungo possibile, vista la necessità (a causa del costo elevato) di impiegarli centinaia e centinaia di volte. In tempi di amarcord, oggi che si colleziona di tutto, dal fumetto di Mandrake al ciarpame anni cinquanta, dal disco in vinile a 78 giri ai pacchetti di sigarette dei giorni di guerra, non potevano non esserci i collezionisti dei palloni d’epoca, originali o riprodotti. A Bari, casualmente,  ne abbiamo scovati un paio. Pino e Francesco Acquafredda sono padre e figlio. Il primo è un pensionato Enel di poco più di sessant’anni con un passato di calciatore –  mezza’ala in squadrette amatoriali del suo tempo – e un presente di musicista ; da sempre suona la batteria in band a differente indirizzo musicale. – Signor Pino, quando ha preso vita il suo feeling col pallone d’epoca? – “In anni recenti. Guardando le foto delle formazioni in cui ho militato, mio figlio s’incuriosiva di quei palloni così diversi da quelli a cui sono abituati i ragazzi d’oggi…” – E così gliene ha regalato uno… – “Non è stato così semplice, certe cose sul mercato sono pressoché introvabili. Non sapendo a chi rivolgermi, tramite un Interclub ho contatto Benito Lorenzi…” – “Chi, il celebre centravanti dell’Inter degli anni cinquanta, detto Veleno?… – “Proprio lui. Ma Lorenzi, che fu premurosissimo nel rispondermi, disse che non poteva aiutarmi. Allora mi ricordai di un mio zio barbiere che a suo tempo serviva tutta la squadra del Bari. Lui era rimasto in contatto con Bruno Cicogna, un’ala sinistra rimasta famosa più o meno negli stessi anni di Lorenzi. Cicogna, un altro galantuomo, non disponendo di un pallone d’epoca volle regalarmi una sua maglietta, che conservo gelosamente. In più mi mise in contatto con Iginio Rigato, un direttore di gara. Finalmente, tramite Rigato potetti venire in possesso di un Super Ball della Vis di Padova, un pallone con cui si era giocato nel campionato 56/57 un Torino-Milan finito 2 a 2”. – Cominciò così la passione di un padre e di un figlio… – “E già. E adesso a furia di scomodare mezzo mondo in Rete, possediamo una quarantina di sfere d’epoca, quasi tutte ‘giocate’”. – Parliamo di articoli molto costosi? – “Dipende dalle caratteristiche e dalla storia di ogni singolo pezzo. In alcuni casi le quotazione arrivano a diverse migliaia di euro”. – Dove li fabbricavano questi palloni, nelle solite industrie del nord? – “Solo in parte. Una quota consistente di queste sfere venivano prodotte in carcere”. – In carcere?… – “Proprio così. Ancora fino ai primi anni sessanta le ditte mettevano a disposizione dei carcerati il materiale e quelli prendevano un trecento lire a pallone. Ciò avveniva anche nel carcere di Bari”. – E quanto ricavano le ditte? – “Parecchio. Consideri che tra cuoio, camera d’aria e filo di canapa cerato se ne andavano un  3mila lire. E quei palloni in negozio non li trovavi a meno di 30/40mila lire”. – Ha mai conosciuto uno di questi artigiani ‘coatti’? – “Una volta. Era un tale di Carbonara. Una conoscenza preziosa perché ci spiegò come distinguere in base alle soluzioni tecniche adottate un pallone artigianale realizzato a regola d’arte da uno d’imitazione. Il che ci torna utile quando abbiamo voglia di operare scambi con altri collezionisti o semplicemente allargare la nostra raccolta”.

Italo Interesse

 

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