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Pane e quotidiano, Antonia Pozzi

Il 3 dicembre 1938 si compiva la giovane esistenza della poetessa Antonia Pozzi. Era nata a Milano, il 13 febbraio 1912, in una famiglia alto-borghese. Il padre era un avvocato affermato e la madre una colta e raffinata contessa. Antonia si dedicò alla poesia fin dagli anni del liceo, quel liceo che se da un lato le fece scoprire la passione per gli studi, le fece anche conoscere l’amore impossibile per il suo professore di latino e greco. Nel tempo tumultuoso della sua esperienza umana, oltre al difficile e contrastato rapporto con il mondo maschile e intellettuale della propria epoca, convissero in lei anche l’immenso amore per la natura, l’attenzione dolente per gli ultimi e per le nascenti periferie milanesi. Alla base di tutta la sua attività e probabilmente della sua cosciente rinuncia alla vita ci sono una ricchezza umana e una passionalità mescolate a timidezza. Colta, viaggiatrice, sportiva, la sua poesia è testimonianza di un’identità femminile straordinariamente attuale. Non fu solo poetessa ma anche fotografa; il che è fondamentale per comprenderne la poetica. Antonia infatti voleva scoprire il profondo fascino e l’incomparabile verità delle piccole cose: dallo scatto fotografico all’accostamento di parole semplici ma ruvide come scogli erosi dal tempo, ricercò il vero attraverso una lacerante semplicità di mezzi.

 

 

Desiderio di cose leggere

 

Giuncheto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste

e le case di un’isola lontana
color di vela
pronte a salpare –

Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –

Ma giungerà una sera
a queste rive
l’anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l’acqua o l’aria
salperà – con le case
dell’isola lontana,
per un’alta scogliera
di stelle –

 

rubrica  a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

 

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