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Pane e quotidiano con Arsenij Tarkovskij (IV parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Nel 1932, accusato di misticismo, Tarkovskij abbandona il suo lavoro per dedicarsi all’attività di traduttore da numerose lingue tra cui l’arabo, l’ebraico, l’armeno, il georgiano, il turkmeno. Inizia, sempre in quel periodo, a frequentare Anna Achmatova e Osip Mandel’stam, attirando su di sé ulteriori attenzioni da parte del regime che gli costeranno una censura durata sino agli anni sessanta. Arruolato come soldato nella seconda guerra mondiale, nel 1943 viene insignito dell’Ordine della Stella Rossa per il suo eroismo in battaglia e in seguito, gravemente ferito, deve subire l’amputazione di una gamba. A partire dal 1962 inizia la pubblicazione delle sue poesie, che consisteranno in una decina di raccolte in tutto.

 

Cose terrene

Quand’anche il mio destino avesse voluto
che io giacessi nella culla degli dei,
la nutrice celeste mi avrebbe allevato
col sacro latte delle nuvole

e sarei divenuto il dio di un ruscello
o di un giardino –
ma io sono un uomo, non ho bisogno dell’immortalità:
è terribile un destino non terreno.

Grazie perché il sorriso non ha contratto le mie labbra
sotto il sale ed il fiele della terra.
Ebbene, addio, olimpico violino,
non deridermi, non decantarmi.

 

(1960)

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

 

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