Pane e quotidiano con con Alejandra Pizarnik
Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.
Nel 1962 Alejandra Pizarnik conobbe la poetessa italiana Cristina Campo, per cui provò una profonda attrazione e con cui scambiò per alcuni anni poesie e lettere. Dagli scritti emerge un’attrazione di Alejandra che avvolge la “casta” Cristina, la quale ne resta sopraffatta ma distante. Nonostante l’apparente inconciliabilità tra loro, le due donne accomunate dall’amore per il mistero della poesia mantennero questa relazione epistolare forse fino all’ultima lettera mai spedita della poetessa argentina, datata 1970, in cui accetta parzialmente la distanza e la divergenza tra i loro mondi. A Cristina Campo Alejandra Pizarnik dedicò la poesia “Anelli di cenere”. Tornata in Argentina scrisse alcuni dei lavori più conosciuti ed apprezzati, come “I lavori e le notti”, “Estrazione della pietra della pazzia” e “L’inferno musicale”
La notte
Della notte so poco
ma di me la notte sembra sapere,
e più ancora, mi assiste come se mi amasse,
mi ammanta di stelle la coscienza.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è nulla
e nulla le nostre congetture
e nulla gli esseri che la vivono.
Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
nel vuoto enorme dei secoli
che ci graffiano l’anima coi ricordi.
Ma la notte conosce la miseria
che succhia il sangue e le idee.
Scaglia l’odio, la notte, sui nostri sguardi
che sa pieni di interessi, di incontri mancati.
Ma accade che la notte, ne senta il pianto nelle ossa.
Delira la sua lacrima immensa
e grida che qualcosa è partito per sempre.
Un giorno torneremo a esistere.
Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte
Pubblicato il 29 Settembre 2022



