Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Elio Fiore (III parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

La follia dell’Olocausto, la dura memoria dei morti, la fede nella poesia e nei poeti, la ricerca di Dio non in astratto, ma “nel sangue e nel grido della Storia“, il bisogno di guardare e di raccontare, perché la scrittura è un dovere, un imperativo morale, così come un dovere è la memoria, sono i temi della poesia di Elio Fiore, insieme alla fede nell’invisibile. La sua  voce trasparente e generosa, mantiene la freschezza delle anime candide: di lui che si vanta dell’elegante cappotto grigio lasciatogli in eredità da Eugenio Montale, di lui che arrossisce se per strada lo riconoscono come poeta. Una voce solitaria, forse dimenticata, a cui il volume L’opera poetica, edito da Ares nel 2016, rende la dovuta risonanza. Morto il 21 agosto 2002, riposa nel Cimitero del Verano a Roma.

Io non so come

Io non so come,
la notte è lunga
e il tempo un mostro,
ma so che verrà l’alba
e la vita degna
sarà in ogni uomo,
e la terra non tremerà più
e la stella di Betlemme
ricorderà per sempre che Cristo
è Veramente nato
per tutti gli uomini.

Io non so come,
la guerra è sulla terra
e il male sconvolge la Creazione,
ma so che verrà l’alba
e ogni uomo avrà il suo pane
e ogni uomo sulla spiaggia
riconoscerà Cristo che mangia
pesce e parla con lui.

Io non so come,
anche quest’anno è stato orrendo
di massacri e di morti,
ma so che verrà l’alba
eterna, la luce che attende
ogni creatura, fatta a immagine
di Dio, canto dell’universo.

Io non so come,
la notte è lunga

e il tempo un mostro,
ma so che verrà l’alba.

dal Dialogo ventesimo primo

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte


Pubblicato il 12 Gennaio 2024

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