Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Emily Dickinson (II parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

Emily Dickinson nasce in una famiglia  molto in vista: il nonno ha infatti fondato l’Amherst College, il padre è un avvocato che diventerà poi deputato del Congresso americano. Dai genitori  apprende il rigore, l’importanza della religione e soprattutto dell’istruzione. La sua formazione si svolge in casa, da sola. Emily non smette di appassionarsi alla lettura, e sceglie di non allontanarsi dalla sua stanza, trasformando le mura domestiche nei limiti del suo mondo personale.

Nel 1860 esplode in Emily Dickinson la vocazione per la poesia. Comincia a vestirsi solo di bianco e si confina nella propria stanza. La scelta di vivere all’insegna della solitudine e del raccoglimento favorisce in lei un’immaginazione sempre più fervida e una capacità di comporre versi che non la abbandona nemmeno durante le sue passeggiate nella natura, o fra le righe delle lettere che scrive ai suoi più fidati corrispondenti.  Diventa amica del direttore dello Springfield Daily Republican, Samuel Bowles, della poetessa Kate Anton Scott e della scrittrice Helen Hunt Jackson, da cui riceve lodi e apprezzamenti per le poche poesie che si convince a sottoporre alla loro attenzione. A segnare più di tutti la sua esistenza e la sua opera sono, però, Susan Gilbert, una donna brillante e sensibile che sposerà poi suo fratello Austin, e il reverendo Charles Wadsworth, di cui la poetessa si innamora pur sapendo che l’uomo è già sposato e con figli. Un ultimo incontro affettivo di Emily Dickinson avviene con l’anziano giudice Otis Phillips Lord, vecchio amico del padre che rimane vedovo e vorrebbe sposarla, anche se a causa delle pressioni paterne la proposta viene rifiutata.

 

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Mi rinchiudono nella prosa –
come quando da bambina
mi mettevano nello stanzino –
perché mi preferivano «tranquilla» –

Tranquilla! Avessero potuto sbirciare –
vedere come frullava – la mia mente –
Potevano con simile astuzia chiudere un uccello
a tradimento – nel recinto –

Basta che lui lo voglia
e libero come una stella
guarda dall’alto la prigionia –
e ride – Io non facevo altro –

(anno 1862)

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte


Pubblicato il 7 Dicembre 2023

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