Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Emily Dickinson (III parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

La vita di Emily Dickinson scorre in un susseguirsi di giorni caratterizzati da oscillazioni quotidiane tra estasi e ansia che sono registrate nelle Lettere, apparse postume nel 1958. Tra il 1864 e il 1865 è a Boston per curarsi da una malattia agli occhi. Nel 1874 subisce prima la perdita  del padre Edward e in seguito degli altri suoi affetti più cari. Il tema della morte, non per nulla, diventa da un certo punto in poi uno dei baluardi della sua poesia, anche se come scrive la poetessa Margherita Guidacci, sua traduttrice, pur nel dolore appare evidente la sua “luminosa forza di consenso alla vita”. Emily Dickinson si spegne il 15 maggio 1886 a cinquantacinque anni. Quando, dopo il suo decesso, la sorella scopre in un cassetto della sua stanza un plico di fogli piegati e cuciti fra loro con ago e filo, viene improvvisamente alla luce la sua prolifica e sorprendente produzione, quasi 1800 componimenti, a lungo contesa fra la sua famiglia natale e Susan Gilbert, con il risultato che solo nel 1955 esce la prima edizione critica di tutte le sue poesie a cura di Thomas H. Johnson, seguita nel 1998 da una revisione delle sue liriche a cura di Ralph W. Franklin. Rimaste ignote fino alla sua morte, le poesie di Emily Dickinson, enigmatiche, sfuggenti, tormentate, esercitano da più di un secolo un fascino straordinario sui lettori e sulla critica che in vario modo le ha apprezzate ed esaltate, ritenendole l’espressione di un’esperienza umana di profondissima intensità

 

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Al giardino non l’ho ancora detto –
Non vorrei essere preda dell’emozione.
All’Ape non ho avuto ancora
La forza di comunicarlo –

Quando sarò in strada – non un accenno
Le botteghe mi guarderebbero stupite –
Una così timida – una così inconsapevole
Dove trova il coraggio di morire?

Che non vengano a saperlo le colline –
Dove tanto a lungo ho vagato –
Né tanto meno gli amati boschi
Il giorno in cui me ne andrò –

Non un sussurro a tavola –
Neppure con fare distratto
Si accenni al fatto che qualcuno oggi
Si farà strada nel profondo dell’Enigma –

(anno 1858)

 

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte


Pubblicato il 8 Dicembre 2023

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