Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Endre Ady (III parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

Endre Ady ebbe sempre una passione profonda per i testi della tradizione biblica, senza mai farne oggetto di una devozione formale. Era un “ateo credente” che cercava nella figura del Cristo il senso di una umanità perduta, smarrita, incerta.Il 28 giugno 1914, uno studente bosniaco uccide l’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo. Endre Ady scrive e si spende contro la catastrofe del conflitto in agguato, ma invano. Un mese dopo l’ Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, dando inizio alla prima guerra mondiale. Dopo il conflitto, i nuovi confini costringono un quarto della etnia magiara a vivere fuori dalla nuova nazione ungherese. La Transilvania diventa rumena, compreso il paese natìo di Ady, Érmindszent, che alla morte del poeta verrà a lui intitolato. Nella nuova repubblica, il poeta viene eletto presidente della Accademia Vorosmarty, la più importante istituzione culturale del paese.

 

 

(Az Úr érkezése, 1908)

Quando mi hanno abbandonato
quando sotto il peso
dell’anima crollavo,
d’improvviso mi abbracciò Dio.

Non arrivò con suono di trombe
ma con abbraccio muto, vero, forte,
non venne una mattina bella, infuocata,
ma durante una buia notte di guerra.

E i miei occhi vanitosi
si sono accecati,
e la mia gioventù morì, ma Lui,
magnifico e splendente,
lo vedo per sempre.

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

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Pubblicato il 17 Maggio 2024

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