Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Endre Ady (IV parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

In Italia è mancata a lungo la diffusione delle opere poetiche di Endre Ady. Penalizzata dalla particolarità della lingua ungherese e dall’eccentricità metrica dei suoi versi, la sua poesia merita invece di essere considerata da vicino. La sua è stata una voce profetica della storia che ha scavato nelle lacerazioni e nelle passioni in cui si impigliano le vite dei singoli.Così scriveva di sé: … Sono uomo di luce ammantato di nebbia,/sono desiderio di attesa,/sono il miracolo degli abitanti della palude./Nato per portare la luce, sono rimasto quaggiù./Attendo un mattino che sciolga la nebbia, attendo che giunga l’aurora…Endre Ady muore il 27 gennaio 1919. I suoi funerali sono seguiti da una folla enorme che lo acclama come il poeta simbolo della nuova nazione. Lui lascia scritto soltanto che vuole essere dimenticato, come una domanda senza risposta.

Credo, incredulo, in Dio

Credo, incredulo, in Dio.
Io voglio credere per davvero.
Mai nessuno ne ha avuto tanto bisogno,
né un vivo né un morto.

Quasi traboccano dal cuore infranto
i miei verbi amari,
che l’anno passato ancora eran morti,
ed erano un nulla ornato.

Adesso tutto, tutto è preghiera.
Ora ogni cosa è un bastone
che mi percuote cuore, anima, corpo,
e che è sete pietosa.

Bellezza, purezza e verità,
parole un tempo dileggiate,
oh, se solo fossi morto allora,
quando vi avevo disprezzate.

Integrità, bontà, sapiente audacia,
ahimè, quanto vi ho desiderate.
Credo in Cristo, lo attendo. […]

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

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Pubblicato il 18 Maggio 2024

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