Pane e quotidiano con Fabrizio De André (II Parte)
Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi
L’incontro decisivo di Fabrizio De Andrè con la musica avviene con l’ascolto di Georges Brassens, del quale De André tradurrà alcune canzoni, inserendole nei suoi primi album. La passione prende corpo anche grazie alla sua “scoperta” del jazz e all’assidua frequentazione di amici come Luigi Tenco, Umberto Bindi, Gino Paoli e del pianista Mario De Sanctis, con i quali comincia a suonare la chitarra e a cantare nel locale “La borsa di Arlecchino”. Nell’estate del 1960, insieme a Clelia Petracchi che scrive il testo con lui, compone quella che ha sempre considerato la sua prima canzone, “La ballata del Michè”, in cui è marcata l’influenza della canzone esistenzialista francese. Sono i modelli americani e francesi a stregare il giovane cantautore che accompagnandosi con la chitarra acustica, si batte contro l’ipocrisia bigotta e le convenzioni borghesi imperanti e incide brani destinati a diventare dei classici: “La guerra di Piero”, “La ballata dell’eroe”, “Via del Campo”, “La città vecchia”.
Via del Campo
Via del Campo, c’è una graziosa
Gli occhi grandi color di foglia
Tutta notte sta sulla soglia
Vende a tutti la stessa rosa
Via del Campo, c’è una bambina
Con le labbra color rugiada
Gli occhi grigi come la strada
Nascon fiori dove cammina
Via del Campo, c’è una puttana
Gli occhi grandi color di foglia
Se di amarla ti vien la voglia
Basta prenderla per la mano
E ti sembra di andar lontano
Lei ti guarda con un sorriso
Non credevi che il paradiso
Fosse solo lì al primo piano
Via del Campo, ci va un illuso
A pregarla di maritare
A vederla salir le scale
Fino a quando il balcone è chiuso
Ama e ridi se amor risponde
Piangi forte se non ti sente
Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior
Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior
Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte
Pubblicato il 16 Febbraio 2022
