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Pane e quotidiano con Fernando Pessoa

Pochi grammi di poesia al giorno  per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Dopo la nascita di altri figli della coppia neoformatasi, a Durban, Fernando Pessoa vive momenti di isolamento sempre più frequenti, fondamentali per i suoi momenti di intensa riflessione. Nel soggiorno africano riceve un’educazione di stampo britannico, impara bene l‘inglese che utilizzerà nella scrittura. Approfondisce autori come Shakespeare, Milton, Byron, Keats, Shelley, Tennyson, Allan Poe (di cui tradurrà il famosissimo ‘Il Corvo’) e altri. La lingua inglese fu importante nella sua vita perché gli permise di trovare lavoro come corrispondente commerciale quando tornerà a Lisbona. Frequenta la scuola primaria riuscendo a condensare cinque anni in tre, passando anticipatamente alla scuola secondaria conseguendo sempre ottimi risultati. Di questo periodo è l’eteronimo Alexander Search e la stesura di prime poesie in lingua inglese.

 

Ode sensazionista II

 

a José de Almada-Negreiros
Lei non immagina quanto Le sono grato per il fatto che Lei esista
(Álvaro de Campos)

 

[…] Non so se la vita è poco o è troppo per me.
Non so se sento troppo o troppo poco, non so
se mi manca scrupolo spirituale, punto d’appoggio dell’intelligenza,
consanguineità col mistero delle cose, scossa
ai contatti, sangue sotto i colpi, sussulto ai rumori,
o se per questo c’è un altro significato più comodo e felice.
Sia come sia, era meglio non essere nato,
perché, con tutto l’interesse che ha in ogni momento,
la vita arriva a dolere, a nauseare, a tagliare, a sfiorare, a stridere,
a dar voglia di gridare, di saltare, di restare per terra, di uscire
fuori da tutte le case, da tutte le logiche e da tutti i balconi,
e andare a essere selvaggi verso la morte fra alberi e dimenticanze,
fra cadute e pericoli e mancanza di domani,
e tutto ciò dovrebbe essere qualche altra cosa più simile a ciò che penso,
a ciò che io penso o sento, che non so neppure cosa sia, oh vita.
[…]

(Traduzione di Antonio Tabucchi)

Não sei se a vida é pouco ou demais para mim.
Não sei se sinto de mais ou de menos, não sei
Se me falta escrúpulo espiritual, ponto-de-apoio na inteligência,
Consangüinidade com o mistério das coisas, choque
Aos contatos, sangue sob golpes, estremeção aos ruídos,
Ou se há outra significação para isto mais cômoda e feliz.
Seja o que for, era melhor não ter nascido,
Porque, de tão interessante que é a todos os momentos,
A vida chega a doer, a enjoar, a cortar, a roçar, a ranger,
A dar vontade de dar gritos, de dar pulos, de ficar no chão, de sair
Para fora de todas as casas, de todas as lógicas e de todas as sacadas,
E ir ser selvagem para a morte entre árvores e esquecimentos,
Entre tombos, e perigos e ausência de amanhãs,
E tudo isto devia ser qualquer outra coisa mais parecida com o que eu penso,
Com o que eu penso ou sinto, que eu nem sei qual é, ó vida.

 

 

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

 

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