Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Ingeborg Bachmann (II parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

Nel 1953, a soli ventisette anni, Ingeborg Bachmann ottiene il premio al congresso del “Gruppo 47” per la raccolta di poesie Il tempo dilazionato. Nello stesso anno parte per l’Italia che diventerà la sua patria d’elezione: in Austria non tornerà se non per brevi visite.
A Ischia, dove soggiorna con il compositore Hans Werner Henze, Bachmann scrive la raccolta Invocazione all’Orsa Maggiore con la quale vince il Premio Letterario della Città di Brema. Nell’autunno dello stesso anno decide di trasferirsi a Roma, città da lei molto amata. Inizia a lavorare come corrispondente per alcuni giornali tedeschi. Nel frattempo si inserisce nei circoli letterari romani di cui diviene un membro fondamentale. In seguito descriverà gli anni romani come Doppelleben, la sua doppia vita: vive nel cuore della città eterna eppure ambienta i suoi racconti e  i suoi romanzi sempre in Austria. Sono anni di grande fervore creativo: traduce in tedesco le poesie di Giuseppe Ungaretti, scrive saggi sulla letteratura italiana, conosce Elsa Morante e Giorgio Manganelli. Nel 1957 lascia Roma e si trasferisce a Monaco di Baviera dove accetta un lavoro come drammaturgo per la televisione. In quegli anni conosce lo scrittore svizzero Max Frisch e intreccia con lui una relazione sentimentale molto movimentata.

Stelle di marzo

Ancora la semina è lontana. Si vedono
terreni inzuppati di pioggia e stelle di marzo.
Nella formula di pensieri infecondi
si configura l’universo seguendo l’esempio
della luce, che non sfiora la neve.
Sotto la neve ci sarà anche polvere
e, non disfatto, il futuro nutrimento
della polvere. Oh il vento che si leva!
Altri aratri dirompono l’oscurità.
Le giornate tendono a farsi più lunghe.

Nelle lunghe giornate, non richiesti,
veniamo seminati entro quei solchi storti
e diritti, e si eclissano stelle. Nei campi
prosperiamo o ci corrompiamo a caso,
docili alla pioggia, e infine anche alla luce.

da I. Bachmann – Poesie, Guanda 1988

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte


Pubblicato il 18 Gennaio 2024

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