Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Ingeborg Bachmann (III parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

Nel 1966, dopo la fine della relazione con Frisch, Ingeborg Bachmann decide di ritornare definitivamente a Roma. Si trasferisce in Via Giulia 66 dove vive fino alla morte. Negli ultimi anni soffre di gravi problemi di salute dovuti alla sua farmacodipendenza, ma nonostante ciò continua a lavorare e a dedicarsi alla scrittura. La sua vita si avvia, però, verso un epilogo tragico. La sera del 26 settembre 1973, nella sua casa romana, Ingeborg incendia accidentalmente la sua vestaglia con la brace della propria sigaretta durante un attacco di torpore, forse indotto dai barbiturici che sta assumendo.  Ogni tentativo di salvarla si rivela vano. Dopo giorni di agonia si spegne il 17 ottobre. Muore così a soli 47 anni una delle voci più importanti della poesia tedesca del Novecento, fulcro dell’avanguardia letteraria tedesca. Tra le sue raccolte poetiche ricordiamo Il tempo dilazionato (1953) e Invocazione all’Orsa Maggiore (1956). Tra le opere di narrativa significativo è il romanzo Malina (1971), un’opera strettamente autobiografica.

 

X

 

O amore, che le nostre scorze

rompesti, gettandole via, il nostro scudo,

la difesa del tempo e la ruggine brunita degli anni!

O dolori, che calpestaste il nostro amore,

il suo umido fuoco nelle parti sensibili!

Tra fumo e caligine, agonizzante, la fiamma si spegne in se stessa.

XV

L’amore ha un trionfo e la morte ne ha uno,

il tempo e il tempo che segue.

Noi non ne abbiamo.

Solo tramontare intorno a noi di stelle. Riflesso e silenzio.

Ma il canto sulla polvere dopo,

alto si leverà su di noi.

da Anrufung des Großen Bären (Invocazione all’Orsa Maggiore)

 

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte


Pubblicato il 19 Gennaio 2024

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