Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Iosif Brodskij (III parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

Non passa molto dall’inizio della sua carriera poetica che per Iosif Brodskij iniziano anche i problemi con la censura sovietica. Le prime avvisaglie della persecuzione si manifestano con la pubblicazione di un articolo datato 29 novembre 1963, sul Večernij Leningrad, nel quale lo si bollava di parassitismo sociale, adducendo come prova citazioni dalle sue poesie, stravolte ed estrapolate dal loro contesto. Brodskij si accorge delle calunnie, ma è più concentrato su problemi personali e in particolare sulla separazione dalla moglie Marina Basmanova. A questo periodo risale anche il tentato suicidio. Nel 1964 viene arrestato e condannato a cinque anni di lavori forzati. Rilasciato dopo diciotto mesi, torna a vivere a Leningrado, dedicandosi soprattutto alla traduzione di poeti inglesi (Donne, Hopkins). La sua raccolta di versi “Fermata nel deserto” esce intanto a New York, nel 1970. Nel 1972 è costretto dalle autorità sovietiche a emigrare, e si stabilisce negli Stati Uniti, dove tiene corsi in varie università e svolge ampia attività pubblicistica e poetica.

Addio

Addio,
dimentica
e perdona.

E brucia le lettere,
come un ponte.

E che sia il tuo viaggio
coraggioso,
che sia dritto
e semplice.

E che ci sia nell’oscurità
a brillare per te
un filo di stelle argentato,
che ci sia la speranza
di scaldare le mani
vicino al tuo fuoco.

Che ci siano tormente,
nevi, piogge
e lo scoppiettio furioso della fiamma,
e che tu abbia in futuro
più fortuna di me.

E che possa esserci una possente e splendida
battaglia
che risuona nel tuo petto.

Sono felice
per quelli che forse
sono
in viaggio con te.

1957

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

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Pubblicato il 24 Maggio 2024

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