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Pane e quotidiano con Juan Ramón Jiménez (II parte)

Pochi grammi di poesia al giorno  per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Dopo i primi studi compiuti a Moguer, a undici anni, Juan Ramón Jiménez fu mandato a Puerto Santa Maria, vicino Cadice, presso il locale collegio dei Gesuiti. L’esperienza della lontananza dalla famiglia fu per lui estremamente dolorosa. Conclusi gli studi secondari, Jiménez si iscrisse, per volontà paterna, alla Facoltà di diritto presso l’Università di Siviglia, ma non concluse gli studi, poiché i suoi interessi erano esclusivamente quegli artistici e letterari: “Io scrivevo, scrivevo come un pazzo, versi e prose. E, inoltre, li pubblicavo. Nessun giornale o rivista, di Huelva, di Siviglia, di Madrid, a quell’epoca, mi lesinò spazio e, in molti, ebbi un posto di rilievo, il ritratto e persino un compenso. E leggevo, leggevo disordinatamente, tumultuosamente, tutto quanto mi capitava tra le mani”, ci riporta egli stesso. Il 1900 è un anno fondamentale nella storia del poeta poiché vedono la luce le due prime raccolte poetiche ‘Ninfeas’ e ‘Almas de violeta’, ma è anche l’anno della perdita del padre, che innescherà in lui una nevrosi.

 

A Dante

 

Il tuo

sonetto,

come una donna nuda e casta,

accogliendomi sulle sue gambe pure,

mi abbracciò con le sue braccia celestiali.

 

Sognai, poi,

con lui, con lei.

Era una fontana

con due zampilli ad arco

su una prima vasca, che poi li versava,

fini, in altre due…

 

 Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

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