Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Nadia Anjuman (I parte)

Pochi grammi di poesia al giorno per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

Nadia Anjuman Herawi è nata nel 1980 a Herat, a nord-ovest dell’Afghanistan, in una famiglia di sei fratelli, durante uno dei recenti periodi di tumulto dell’Afghanistan. Nel settembre 1995, i talebani invasero Herat e cacciarono il governatore della provincia. Con la presa al potere del nuovo governo talebano, le libertà delle donne vennero drasticamente limitate. Anjuman, studentessa modello fino al decimo anno scolastico, si ritrovò davanti ad un futuro senza speranza per la sua educazione, poiché i talebani avevano chiuso le scuole per le ragazze e proibito loro l’istruzione privata. Nel 1996, Anjuman si riunì con altre donne e iniziò a frequentare un circolo educativo clandestino, la Golden Needle Sewing School, organizzato da donne e guidato dal professore dell’Università di Herat Muhammad Ali Rahyab. I membri della Golden Needle School si riunivano tre volte a settimana fingendo di incontrarsi per praticare lezioni di cucito (una pratica approvata dal governo talebano), quando in realtà gli incontri erano tenuti da professori dell’università di Herat e in cui si discuteva di letteratura. Il progetto era pericoloso; se li avessero scoperti le punizioni più probabili sarebbero state la reclusione, la tortura e l’impiccagione. Al fine di proteggersi, i partecipanti facevano giocare i propri figli fuori dall’edificio per agire come vedette. Loro avrebbero avvisato le donne in caso di arrivo della polizia religiosa, in modo tale da dare loro il tempo di sostituire il materiale di studio con quello di cucito. Il programma proseguì durante tutto il periodo di governo dei talebani.

 

 

 

Divento fumo nello spazio del mio credo

Lentamente mi avvolgo e mi anniento

Finché vengo allevata dalle mani dell’ansia.

Nell’abisso del cuore i miei battiti aumentano

E quel battito intende conoscere la terra della fossa del tardi.

Mi preparo al momento trascorso,

A volte dall’amore arido e dal buon miraggio di una nuvola

Mi trasformo nel più arido deserto salato.

Ma l’immaginazione dei miei occhi mi trasforma in acqua.

Nel letto della morte per sete, mi trasformo in ruscello

Se arriva a me il capo di uno dei fili della speranza

Divento l’ordito nella sottile trama del cuore.

Questo se n’è andato senza commiato, l’immaginazione mi porta via

Sono ancora io che mi riempio di ricordi

Anche la notte un po’ alla volta va per la sua strada e io

Divento il più triste canto d’addio»

 

 

(da Fiore di fumo)

 

 

 

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte


Pubblicato il 6 Marzo 2024

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