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Pane e quotidiano con Salvatore Toma (III Parte)

Pochi grammi di poesia al giorno   per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Negli anni Ottanta la poesia di Salvatore Toma inizia a circolare presso un pubblico più esteso grazie all’interessamento di Maria Corti che riesce a fargli pubblicare cinque liriche sulla rivista “Alfabeta” e poi si impegna a scrivere qualcosa su Forse ci siamo (l’ultimo libro pubblicato in vita dal poeta). Con l’establishment letterario nazionale, rappresentato al tempo da Raboni, Cucchi, Bellezza, Toma ha rapporti difficili. “Le poesie – ripeteva spesso – non si dovrebbero spiegare: io scrivo con quelle quattro parole che so…” La Corti curerà l’antologia Canzoniere della morte che, uscita postuma nel 1999, divenne rapidamente un caso letterario.

 

L’odore dei nidi

Se si potesse imbottigliare

l’odore dei nidi,
se si potesse imbottigliare
l’aria tenue e rapida
di primavera
se si potesse imbottigliare
l’odore selvaggio delle piume
di una cincia catturata
e la sua contentezza,
una volta liberata.

 

Chi muore
lentamente in fondo al lago
fra l’azzurro e i canneti
non muore soffocato
ma lievita piano in profondità.
Avrà sul capo una foglia
e su di essa un ranocchio
a conferma dell’eternità. Chi muore
lentamente in fondo al lago
fra l’azzurro e i canneti
non muore soffocato
ma lievita piano in profondità.
Avrà sul capo una foglia
e su di essa un ranocchio
a conferma dell’eternità.

 

da Poesie (1970-1983)

Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

 

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