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Pane e quotidiano con Salvatore Toma (V Parte)

Pochi grammi di poesia al giorno   per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi

Il 17 marzo 1987, Salvatore Toma, il poeta di Maglie che non aveva ancora compiuto 37 anni, si spegne all’ospedale di Gagliano del Capo. La notizia viene data da Antonio Errico sul Quotidiano di Lecce con queste parole: “Si dice in giro che Salvatore Toma è morto. Non ci credete. È falso. Pensate solo che non è più su questa terra. Perché così lui vuole che si pensi e non possiamo fargli il torto di tradirlo, proprio adesso”. Come molti hanno sottolineato, tutta l’opera di Toma è stata attraversata dall’idea della morte, ma egli è stato anche il poeta dell’amore, del dolore, della natura, del sogno, della libertà, del conflitto. La prematura scomparsa alimentò intorno alla sua figura un clima di leggenda che egli stesso, con la sua anarchia, le sue stravaganze, il suo isolamento in un bosco di querce, aveva contribuito a creare.

 

Non pensare alla morte
in un giorno così riuscito
di sole e di nostalgia
ma pensa al domani
che così incredibilmente risorgerà
e non ti parrà vero.
Pensa agli animali
al buio luminoso della campagna
alla volpe
felino di caccia e d’allegria
e dormi con essa
il conforto di un sonno animale
dove anche la morte
diventa una questione d’olfatto.

da Poesie scelte (1977)

 

 

 Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

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