Cultura e Spettacoli

Pane e quotidiano con Wisława Szymborska (II Parte)

Pochi grammi di poesia al giorno  per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

E’ appena finita la Seconda Guerra Mondiale. Superato lo stallo della guerra e lasciato alle spalle il pericolo della deportazione, la giovane Wislawa Szymborska inizia a disegnare. Illustra libri e le storie tra le sue dita ci mettono poco a tramutarsi da immagini in parole. La sua prima poesia “Cerco la Parola”, viene pubblicata nel 1945 ed è emblematica in tal senso.

 

Cerco la parola

Voglio con una parola

descriverli –

Prendo le parole quotidiane, dai dizionari le rubo

misuro, peso e scruto –

Nessuna

corrisponde.

 

Le più ardite – sanno di codardia,

le più sdegnose – ancora sante.

Le più crudeli – troppo compassionevoli,

Le più odiose – troppo poco violente.

 

Questa parola deve essere come un vulcano,

che erutta, scorre, abbatte,

come terribile ira di Dio,

come odio bollente.

 

Voglio, che questa unica parola,

sia impregnata di sangue,

che come le mura tra cui si uccideva

contenga in sé tutte le fosse comuni.

Che descriva precisamente e con chiarezza

chi erano loro – tutto ciò che è successo.

Perché questo che ascolto,

perché questo che si scrive

è ancora troppo poco.

La nostra lingua è impotente,

i suoi suoni all’improvviso – poveri.

Cerco con lo sforzo della mente

cerco questa parola  –

ma non riesco a trovarla.

Non riesco.

 

Trad. M. Bielawski

 

 Rubrica a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte


Pubblicato il 2 Febbraio 2022

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