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“Pane e Quotidiano”, Elsa Morante

Il 25 novembre 1985muore a Roma Elsa Morante,scrittrice, saggista, poetessa e traduttrice italiana, tra le più importanti narratrici del secondo dopoguerra. Nacquea Roma, al Testaccio, il 18 agosto del 1912. Alla fine degli studi liceali, lasciò la famiglia e, per  mancanza di mezzi economici, abbandonò la facoltà di Lettere. In quegli anni si sostentava dando lezioni di italiano e latino. Tra il 1935 ed il 1940 scrive per riviste culturali e l’attività giornalistica la impone all’attenzione del pubblico grazie alle sue raffinate cronache di costume. Nel 1936 conosce Moravia che sposerà nel 1941, anno in cui viene pubblicato il suo primo libro, “Il gioco segreto”. La fama arriva  con “Menzogna e Sortilegio“, pubblicato nel 1948, con cui vince il premio Viareggio e “L’isola di Arturo”, Premio Strega 1957, da cui Damiano Damiani trae il film omonimo. Nel 1958 esce “L’alibi”, una raccolta di sedici sue liriche che fa perno sul tema dell’amore, un amore che però non potrà mai essere corrisposto perché è solo lo specchio di sé stesso. Nel 1974 è pubblicato il suo romanzo più noto “La storia”, in cui denuncia come gli eventi siano un immutabile succedersi di ingiustizie e sopraffazioni che si abbattono sui deboli. La separazione da Moravia e le relazioni con il regista Luchino Visconti e con il giovane pittore americano Bill Morrow la spingono sempre di più in una severa solitudine, rafforzando il suo senso di disillusione.

 da Alibi

 

Solo chi ama conosce. Povero chi non ama!

Come a sguardi inconsacrati le ostie sante,

comuni e spoglie sono per lui le mille vite.

Solo a chi ama il Diverso accende i suoi splendori

e gli si apre la casa dei due misteri:

il mistero doloroso e il mistero gaudioso.

Io t’amo. Beato l’istante che mi sono innamorata di te.

[…]

Quando mi sei vicino, non più che un fanciullo m’appari.
Le mie braccia rinchiuse bastano a farti nido
e per dormire un lettuccio ti basta.
Ma quando sei lontano, immane per me diventi.
Il tuo corpo è grande come l’Asia, il tuo respiro
è grande come le maree.
Sperdi i miei neri futili giorni
come l’uragano la sabbia nera.
Corro gridando i tuoi diversi nomi
lungo il sordo golfo della morte.

Riposa un poco vicino a chi t’ama.

[…]

Dormi.
La notte che all’infanzia ci riporta
e come belva difende i suoi diletti
dalle offese del giorno, distende su noi
la sua tenda istoriata.
I tuoi colori, o fanciullesco mattino,
tu ripiegasti.
Nella funerea dimora, anche di te mi scordo.

Il tuo cuore che batte è tutto il tempo.
Tu sei la notte nera.

Il tuo corpo materno è il mio riposo.

rubrica  a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

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