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“Pane e Quotidiano”- Pier Paolo Pasolini

Il 2 novembre1975 moriva tragicamente Pier Paolo Pasolini, poeta, giornalista, regista, sceneggiatore e scrittore. Era nato il 5 marzo 1922, a Bologna. La sua famiglia si trasferì in diverse città del Nord, ma il punto fermo rimase Casarsa, città natale della madre. Pasolini aveva un fratello minore, Guido. Entrambi ebbero un’infanzia relativamente felice, anche se quella di Pier Paolo fu segnata da forti contrasti col padre e da un profondo legame con la madre. La famiglia subì la perdita di Guido, partigiano combattente nella Resistenza (brigata Osoppo), ucciso, nel 1945, dalla resistenza iugoslava. Dopo la guerra, Pasolini divenne insegnante in una scuola media in provincia di Udine e iniziò la militanza nel PCI.  Nel 1949 scoppiò lo scandalo conosciuto come il fatto del Ramuscello, che costrinse lui e la sua famiglia a scappare dal Friuli. Accusato di corruzione di due minorenni, fu licenziato, espulso dal PCI ed emarginato insieme alla famiglia, che decise quindi di trasferirsi a Roma. Nel ’54 trovò gli spazi e l’editore con cui pubblicare le sue “Poesie a Casarsa” e, a seguire, nel ’55, il suo primo romanzo “Ragazzi di vita”. Nel ’57 collaborò con Fellini per “Le notti di Cabiria” e dal ’61 si cimentò come regista cinematografico con l’opera “Accattone”.

Durante gli anni ’60 proseguì il suo lavoro di regista, girando film decisivi per la storia del cinema italiano, come “Mamma Roma” e “Uccellaci e uccellini”. Le sue poesie furono raccolte in “La meglio gioventù” (del ’54), “La nuova gioventù” (del ’75) e nei 3 volumi postumi “Le poesie – antologia” (del ’75), “Poesie e pagine ritrovate” (dell’80) e “Poesie dimenticate”, sempre dell’80. Subì un notevole numero di processi e quasi tutti i suoi film furono censurati o tagliati.

 

 Supplica a mia madre      (da Carne e cielo)

E’ difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

 

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

 

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

 

Sei insostituibile. Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

 

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame

d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

 

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

 

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

 

Era l’unico modo per sentire la vita,

l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

 

Sopravviviamo: ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

 

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

rubrica  a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

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1 Comment

  1. Roberto Pazzi ha detto:

    splendida testimonianza che rinnova la coscienza di che cosa fosse questo santo laico della nostra Italia

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