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Parco del Castello: la beffa del giardino recintato

Gli ultimi sopralluoghi per l'apertura sei mesi fa, quando l'ex assessore comunale s'impegnava nuovamente

Un altro piccolo-grande sogno in frantumi per i baresi, quello del grande parco del Castello, sul lungomare di Bari, che l’amministrazione comunale guidata da Antonio Decaro ha trasformato in incubo, lasciando tutto in eredità a chi verrà dopo le elezioni. E dopo, bisogna dirlo, la solita scia di belle parole, promesse e impegni mai mantenuti. E’ infatti da giugno 2019 – cioè da quando è stata confermata per la seconda volta la giunta comunale affidata a Decaro – che i residenti dell’area compresa tra Castello Svevo, piazza Isabella d’Aragona, chiese e conventi di Santa Chiara e San Francesco e quella porzione di Città Vecchia che si affaccia sul mare, aspettano la realizzazione almeno d’un primo stralcio di quel grande progetto, con l’apertura al pubblico del giardino in uso al Provveditorato, ancora recintato. Eggià, storia molto lunga da raccontare, che interessa addirittura il collegamento tra città e porto e che forse parte dagli Anni Cinquanta. Cioè da quando, dove ora c’è un parcheggio, qualche panchina e qualche gioco per bambini e ben oltre – verso il centro cittadino – c’erano tanti alberi in fila e ben curati con una bella e lunghissima passeggiata, lungo il mare. Un po’ come accadeva in tutte le città grandi e piccole sul mare: da Genova a Napoli, fino a Trani, Santo Spirito e Giovinazzo. Poi, negli anni, tutto è cambiato, ovviamente, ma ora c’è questo progetto molto, ma molto ampio per ridare a Bari almeno una parte, di quel magnifico affaccio-mare del bel tempo che fu. E così, partendo dall’opposizione d’un comitato di cittadini ai lavori di manutenzione dell’edificio sede degli uffici del Provveditorato interregionale alle OO.PP. e soprattutto dopo la batteria infinita di incontri tra amministratori e cittadini impegnati per il loro ‘sogno verde’, a dieci anni di distanza rimane solo un pugno di mosche. Un altro sogno infranto e appesantito ancora una volta dall’altrettanto solita battaglia  a colpi di carte da bollo che ha lasciato in eredità – tra progetti irrealizzati, contenziosi e sentenze a metà – un abuso edilizio di Stato -come hanno scritto giornali locali e nazionali – grande come una palazzina a tre piani, da abbattere. E che invece è ancora là, integra e più sfrontata di prima. Una cosa che, in qualsiasi altra città avrebbe fatto arrossire e gridare allo scandalo e che invece, a Bari, è passata nel dimenticatoio. Ma, come diceva al telefonino senza sapere di essere intercettato un politico arrestato solo qualche giorno fa, che ha ‘flertato’ sotto gli occhi di tutti con tutti – sia a destra e sia a sinistra – …“Bari questa è”. Ma meglio lasciar perdere a tornare subito a quel nostro giardino del Provveditorato, servito infine solo a riempire pile di comunicati, sopralluoghi, belle parole e impegni, al Comune di Bari. Tutto puntualmente a vuoto, o meglio, come dicono a Bari Vecchia, “chiacchiere vacant”. Così s’è fermato anche l’ultimo passaggio progettuale, sicuramente quello più facile e immediato da realizzare per usufruire del giardino comunale di fonte al parcheggio S. Chiara. Un passaggio fallito, bisogna dirlo, per i ritardi dei tecnici comunali rispetto alla realizzazione, fissata addirittura al 2021. E col finanziamento dirottato, infine, verso altri progetti, come accade quasi sempre in questi casi. Insomma, ancora in sospeso l’apertura d’una piccola porzione (6mila mq) di verde, operazione più volte annunciata dal Sindaco Decaro e dall’assessore Galasso (traslocato nella neonata amministrazione a Foggia) in barba agli amati bimbi di Bari Vecchia che continueranno per chissà quanto tempo a giocare tra le automobili ferme in piazza Santa Chiara. Bambini che salgono sull’impianto ludico messo a disposizione dal Comune di Bari, a cinquanta metri dal muretto che li divide da un bel giardino…ancora chiuso.

Francesco De Martino


Pubblicato il 8 Marzo 2024

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