Parco della Giustizia: aspettando progetto e appalto integrato
Entro fine mese annunciati altri passi verso quella sede unica tanto agognata a Bari

Sede unica della giustizia a Bari: appena a fine maggio scorso il viceministro Ferrante ha incontrato il commissario-straordinario Ficchì per discutere un progetto sul quale c’è grande attenzione e attesa da parte del Ministero Infrastrutture e Trasporti, anche perchè opera commissariata. Obiettivo? Far sì che nel giro d’un paio d’anni al massimo la città abbia il nuovo, sospirato polo giudiziario, rimandato da trent’anni tra idee e proposte bocciate e perdite milionarie di finanziamenti di governo. Uno stallo che ha fatto sbellicare dalle risate di scherno tutta Italia, secondo i detrattori di chi decide da sempre nelle stanze dei bottoni di Comune di Bari e Regione Puglia. Ma torniamo al viceministro Tullio Ferrante, pronto a ricordare che il 28 maggio è stato consegnato il progetto definitivo <<…e quindi entro fine luglio verrà approvato dalla struttura commissariale. Poi si potrà procedere alla gara d’appalto integrato, che si prevede possa essere aggiudicata entro dicembre, per consentire all’Agenzia del Demanio di rispettare il 2026 per completare i lavori che ci siamo prefissati>>. Sembra avere la sfera di cristallo, Ferrante coi suoi tempi certi e granitici, dettati quasi non sapesse che, specie quando si tratta di grandi opere, sono proprio crono-programma e tempi da rispettare, le grandi incognite. Certo, l’opera gode della completa copertura finanziaria e relativi fondi sono stati stanziati in buona parte dal Ministero di Giustizia, essendo il progetto inserito in area verde con parcheggi, servizi e percorsi destinati a unire gli spazi di relazione agli uffici giudiziari. Progetto portato avanti dall’Agenzia del Demanio e proposto dal Comune di Bari al posto di due caserme abbandonate, con aree piene zeppe di alberi secolari abbattuti per far posto a pala-giustizia, uffici e aule. A tentare di difendere quell’ultimo pezzo del quartiere Carrassi scampato a ferro e cemento c’è da un paio d’anni il Comitato di scopo “per un parco verde di quartiere alle ex Casermette Capozzi e Milano” guidato dall’ex presidente circoscrizionale Leonardo Scorza. Il quale non s’è mai scoraggiato dopo i responsi dei giudici amministrativi e tanto meno dinanzi alle delibere approvate all’unanimità dal Consiglio guidato da Antonio Decaro in variante al Prg fino allo “”stravolgimento del progetto aggiudicato per oltre la metà””. Che significa? Semplicemente che gli edifici previsti sarebbero aumentati ‘vertiginosamente’ in altezza e il costo dell’opera aumentato – anche secondo altre denunce – di oltre 110 milioni “”…senza alcuna dimostrazione, giustificazione e, soprattutto, senza copertura””. E che dire delle determinazioni adottate dagli uffici comunali sull’occupazione di verde e che si riferiscono ‘in primis’ a quel Piano Regolatore Generale che, dal 1976, aveva tra i punti di forza grandi assi di scorrimento. A cominciare dall’asse nord-sud che incanalava il traffico pesante dalla tangenziale della Città di Bari e collegato con un’area di circa 40 ettari. Laddove, senza intaccare il verde in un quartiere già poverissimo, avrebbero trovato sede palagiustizia ed edifici pubblici – tra cui la nuova Regione Puglia – ma questo progetto fu scartato dalle varie amministrazioni di centro-sinistra che si sono succedute in più di vent’anni ai vertici di Comune e Regione.
Francesco De Martino
Pubblicato il 31 Luglio 2024



