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Parco della giustizia: il gelo, ma commissari e progettisti corrono

Il Viceministro alle Infrastrutture incontra il Commissario Straordinario

Tempi sempre stretti sul fronte sede unica della giustizia a Bari/Carrassi, all’interno dell’ex area militare occupata dalle casermette. “Ho incontrato il commissario straordinario per discutere la realizzazione del Parco della Giustizia, progetto posto all’attenzione del Ministero alle Infrastrutture in quanto opera commissariata. L’obiettivo? Far sì che nel giro d’un paio d’anni la città abbia il nuovo polo giudiziario che consenta di unificare uffici sparsi sul territorio, restituendo ai cittadini un’area completamente rigenerata”, spiega il Sottosegretario Tullio Ferrante che ieri mattina, appunto, ha incontrato Antonio Ottavio Ficchì, commissario straordinario, mentre l’altro ieri è stato consegnato il progetto definitivo e, quindi, entro fine luglio potrebbe essere approvato dall’ufficio commissariale. Poi – ha spiegato ancora Ferrante – si potrà procedere a indire la gara per appalto integrato, che si prevede aggiudicata entro quest’anno, così da consentire all’Agenzia del Demanio di rispettare l’obiettivo del 2026 per il completamento dei lavori. Tempi stretti -come detto all’inizio – per un’opera tuttora ‘sub judice’, contestata dai comitati di cittadini e ambientalisti per interventi estesi su un’area di circa 15 ettari a Carrassi, quartiere già funestato da problemi enormi di traffico e inquinamento, senza contare che stati già abbattuti quasi duecento degli oltre trecento di pregio immersi in un parco di circa 10 ettari. Un intervento approvato con una variante al Piano Regolatore Generale approvata l’anno scorso in Consiglio Comunale che ha attirato l’attenzione del Comitato per un vero parco verde a Carrassi, che ha presentato vari ricorsi -anche in sede penale – sui quali la Magistratura non ha ancora scritto la parola fine. Così come il Gip presso il Tribunale a metà aprile, dopo aver ascoltato le ragioni dello stesso Comitato che s’è opposto a un’archiviazione, s’è riservato di decidere, all’Anac è stato presentato un altro ricorso molto dettagliato, richiamando l’attenzione sulle dichiarazioni dei progettisti e sul “Costo  dell’Opera”,  fissato  dal  Bando  di  Gara  di  Progettazione  di due anni fa in 256.104.911 euro e poi lievitato – sempre secondo l’esposto dell’ex parlamentare entrato nel comitato ricorrente – oltre i limiti di legge. Ora, in attesa che tutto venga chiarito, appunto nelle diverse sedi giudiziarie, colpisce che di questo intervento così importante per il futuro della Città si parli poco e niente, come se fosse stato tutto deciso. Come se la decisione di costruire in un’area fissata per legge al servizio del verde/standard di quartiere debba passare sotto silenzio, senza confronti e proposte alternative. La scelta non casuale di quel luogo dove sorgerà il nuovo Polo della Giustizia col suo grande muro di cinta è in via Falcone e Borsellino: peccato sia destinato a essere abbattuto. E ciò, forse, rappresenta l’ultima trovata d’un Giudice di casa solo a Berlino per dare l’ennesima dimostrazione d’una città disattenta, nelle mani d’una classe politica silente e autoreferenziale, incartata su se stessa. Atteso i giudizi ancora pendenti e a un mese e mezzo dall’udienza di merito dei giudici del Tribunale Amministrativo Regionale, con tanto di giudizio ancora in sospeso e sentenza non emessa, pensieri e intenzioni di chi si candida a guidare la nostra Città non guasterebbe.

Francesco De Martino


Pubblicato il 30 Maggio 2024

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