Cronaca

Parco Giustizia a Carrassi? Il commissario sospende il giudizio

In fermento i cittadini baresi per difendere il poco verde che resta a loro disposizione in Città, tanto da non far più passare sotto silenzio la decisione di costruire la Cittadella della Giustizia all’interno di ex aree militari destinate dal vigente P.R.G. a “Verde di Quartiere”. Da un paio di mesi, infatti, si sono svegliati da un letargo fin  troppo lungo comitati e associazioni ambientaliste e di quartiere: tutti intenzionati a difendere le aree occupate dalle ex caserme militari a Carrassi dall’idea definita ‘balzana’ di costruire la sede unica della giustizia tra via Fanelli e via Alberotanza. Ma come si fa a decidere di innalzare tribunali e palagiustizia a suon di ferro e cemento dove esistono più di trecento alberi quasi secolari ( piantati nel 1940 quando furono costruite quelle caserme) che, invece, occorrerebbe preservare e proteggere anche coi denti? Come si faceva a non sapere, allorquando al Comune e nelle commissioni di Corte di Appello si decideva di costruire, che le superfici della ‘Capozzi’ e della ‘Milano (oltre 140mila mq) erano interamente destinate a verde. Aree la cui risistemazione è rimasta colpevolmente inattuata da parte del Comune di Bari, da quarantasei anni? E cioè dall’approvazione d’un Piano Regolatore risalente al lontano 1976? Un P.R.G., è bene ricordare, che aveva assegnato all’intera areadelle due caserme quella destinazione proprio per assicurare le “quantità minime inderogabili ” di “Verde per abitante” prescritta da una legge nazionale. A tutela, sarà altrettanto bene ricordare, del “diritto alla salute”dei residenti. Insomma, il P.R.G. “aveva dovuto” destinare a “Verde di Quartiere” l’area delle due caserme, nonostante all’epoca le stesse fossero in piena funzione e operative. E ciò, perché non c’era altra possibilità di reperire, all’interno di Carrassi, aree idonee e disponibili da destinare a tale scopo, come hanno già fatto sapere quegli esperti urbanisti che, come detto, stanno aderendo alla difesa ecologica della Città. Del resto, da oltre dieci anni le due vecchie caserme sono state liberate da militari e carabinieri, dismesse e rese disponibili, essendo sorto l’obbligo del Comune di acquisirle e di attrezzarle concretamente a “Verde di Quartiere”. All’interno di un quartiere con disponibilità di verde lontanissima dai “minimi inderogabili” prescritti dalle norme in vigore, senza nemmeno voler titare in ballo quella Costituzione Italiana che definisce il “ diritto alla salute ” come “diritto fondamentale”. Addirittura unico diritto a cui la Costituzione attribuisce l’aggettivo “fondamentale” e quindi “primario”rispetto a ogni altra funzione o esigenza pubblica. Compresa quella di realizzare palazzi di giustizia. Tanto che il Commissario straordinario che sta studiando come velocizzare le pratiche per far partire al più presto i lavori della Cittadella, starebbe approfondendo la questione proprio alla luce del dettato normativo fissato dalla Costituzione. Prima e più alta fonte del nostro diritto. E così, al di là del responso di codici e pandette, mentre il Mondo intero punta a incrementare la quantità di verde a disposizione di ciascuno, impedendo l’eccidio di alberi e piante, il Comune di Bari, il Ministero della Giustizia e l’Agenzia del Demanio – tutti insieme appassionatamente – hanno deciso incomprensibilmente (…e senza consultare l’ombra di una rappresentanza cittadina) di eliminare 316 alberi ad alto fusto nel cuore di un popolosissimo quartiere poverissimo di verde. Auguri e buon anno.

Francesco De Martino


Pubblicato il 31 Dicembre 2021

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