Cultura e Spettacoli

Pasquale, il ‘seminatore’

La settimana passata nella Sala Massari del Comune è stato presentato ‘Pasquale Sorrenti, il principe dei librai’, un volume edito da LB e a firma di autori vari. Per un trentennio la Libri-Sorrenti, questo locale profondo, stretto e non proprio luminoso che si apriva al 79 di via Andrea da Bari, fu una sorta di istituzione, un luogo d’incontro per molti intellettuali, artisti e giornalisti, un luogo che aveva raccolto l’eredità de Il Sottano, il celebre caffè letterario di Armando Scaturchio che dopo il 1943, all’arrivo degli Alleati, divenne il primo vagito culturale dell’Italia liberata, Ma perché, allora, una realtà tanto preziosa si è estinta? Se ne è discusso giovedì scorso. ma nonostante gli interventi dei figli di Sorrenti, Giovanna e Pierluigi, e di alcuni ‘superstiti’ di quei giorni fecondi, non è stato possibile farsi un’idea chiara in proposito. E’noto che negli anni novanta, davanti ad un non più sostenibile aumento del canone di locazione dell’immobile dove aveva la sua ‘bottega’, Pasquale si risolse a chiudere, rassegnandosi malinconicamente a diventare bibliotecario in un centro per anziani. Ma non fu quello, ha detto Rino Bizzarro. In realtà Pasquale Sorrenti aveva percepito d’aver fatto il suo tempo e che la sua insolita formula di avvicinare, anzi ‘selezionare’clienti non aveva futuro, tenuto conto, poi, che uno come lui mai avrebbe riconvertito la propria attività in moderni termini commerciali. Una tesi che ha parzialmente convinto Pierluigi Sorrenti : L’aumento del canone fu solo la goccia che fece traboccare il vaso, a riempire il quale aveva concorso in modo determinante l’età e la percezione di un prossimo decadimento della brillantezza di pensiero (povero Pasquale di lì a poco si sarebbe ammalato di Alzheimer). Ci inseriamo nel dibattito, suggerendo altra strada : Anche senza quell’aumento infausto e la percezione dell’incipiente foschia del pensiero, Pasquale Sorrenti avrebbe ugualmente abbandonato la trincea. L’età e il sapersi superato da formule di vendita al passo coi tempi doveva spaventarlo relativamente. A mancargli fu il suo ‘habitat’ : Dove più gente del calibro di un Hrand Nazariantz, Peppino  Santoro o Vito De Fano, solo per citare alcuni dei talenti grazie ai quali si coagulò, di fatto, quel salotto letterario, che peraltro mai lui avrebbe pianificato? Dove gli eredi, oggi, di quella generazione? Istintivamente, Pasquale Sorrenti volle consegnare al mito una scheggia di Storia nell’idea, seppur vaga ma giusta, che tale scheggia, in luogo di isterilirsi al cospetto di giorni triviali, andasse preservata, con la stessa lungimiranza con cui da qualche parte del mondo in un bunker sotterraneo sono conservati i semi di tutte le specie vegetali. L’unico modo di conservare fecondità a quell’esempio di adoperarsi in favore della cultura era ‘piantare’ la scheggia. Così è andata. Quel seme dorme. Per fruttificare attende giorni migliori nei quali, per quanto remoti si prospettino, credere è dovere civico oltre che esercizio di speranza. Ci vuole solo pazienza. Molta pazienza.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 27 Marzo 2018

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