I biancorossi in cerca della vittoria per sfatare il tabù trasferta
13 Ottobre 2012
Soldati al rimpatrio, le sorprese dell’ultimo momento
13 Ottobre 2012

Pecore ‘gentili’ e pecore ‘carfagne’

Quanto sono buoni i fichi d’India. I suoi estimatori si affrettino, ne sono rimasti pochi ; sono gli ultimi, i migliori. Peccato che raccoglierli significhi rischiare un bel po’ fra le spine (piccole) della buccia e quelle (grandi) delle spatole. C’è chi risolve il problema staccando il frutto con l’ausilio di un pezzetto di cartone ondulato. In alternativa si possono adoperare bastoni ‘telescopici’ che in cima recano  ‘capsule di cattura’. Ma gli antichi come facevano, loro che non conoscevano né il cartone, né i ritrovati tecnologici? Ingegnosi come noi non possiamo immaginare, staccavano dalla pianta una foglia giovane (dove le spine non si sviluppano subito) e con quella avvolgevano il frutto da staccare. Usavano poi anche un altro sistema : spazzolare i frutti con foglie di fumolo o Hypericum Crispum ; pare che il contatto basti a far perdere le spine. A dircelo non è Columella, massimo botanico dell’era antica, bensì  addirittura una viaggiatrice inglese, Janet Ross, che nel 1899 visitò la nostra terra. Nel capitolo dedicato a Taranto del suo ‘La Puglia nell’Ottocento – la terra di Manfredi’, la Ross ricava quest’informazione da un pastore col quale s’intrattiene nella campagne di Monte Melone. Nella circostanza l’uomo le conferma pure quella che non è una credenza, ovvero l’aspetto ‘nero’ dell’Hypericum Crispum, detto altresì ‘erba delle streghe’ per il fatto che questa pianta fiorisce in tarda primavera (e il 24 giugno, giorno di San Giovanni, era considerato una volta il giorno delle streghe). L’ignoto pastore parla di bestie “bianche di razza più fine” o “gentili” “soggette a morire avvelenate dal fumolo”, a differenza delle “pecore moscie” o “carfagne”, ovvero quelle piccole e dal vello scuro. In campo veterinario l’iperico è ben conosciuto in quanto è responsabile della cosiddetta “malattia della luce” (fotosensibilizzazione) che colpisce animali a mantello bianco quando si cibano della pianta al pascolo. L’esposizione al sole di un animale che si è nutrito di iperico determina la comparsa, a livello delle parti cutanee glabre, di lesioni del tutto sovrapponibili a quelle che conseguono a ustioni, accompagnate da sintomi di eccitamento psicomotorio e, nei casi gravi, da emolisi, attacchi epilettici e morte. I sintomi scompaiono rapidamente mettendo all’ombra gli animali colpiti, mentre le piaghe seguono il normale corso di cicatrizzazione. C’è poi il lato ‘chiaro’ del fumolo. Le sostanze in esso contenute sono considerate il rimedio per eccellenza di tutte le lesioni della cute, in primo luogo delle ustioni, quindi di piaghe e ferite di diversa natura ; utilizzato internamente, l’Hypericum è considerato il rimedio principe per alcuni stati di depressione psicogena e disturbi nervosi derivanti da disfunzioni endocrine ; viene pure utilizzato negli stati infiammatori dei bronchi e delle vie urinarie ed infine ha un effetto vasoprotettore del circolo capillare, oltre a esercitare una attività ipotensiva.

 

Italo Interesse

 

 

 902 total views,  2 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *