Pedalando verso Serra di Corvo
Un video girato da Giorgio Gasparro a settembre dello scorso anno racconta una pedalata in coppia da Poggiorsini al vicino lago

Nel 1974 le acque del torrente Basentello che segna il confine tra la provincia di Potenza e la BAT vennero sbarrate da una diga che ha dato vita all’invaso di Serra di Corvo, un bacino artificiale della capacità di 41 milioni di metri cubi. Contrariamente a quanto avvenuto con gli altri invasi pugliesi, intorno a Lago di Serra di Corvo non si sono formati boschetti o zone umide, il panorama è rimasto arido e brullo. Assente una viabilità degna di questo nome, intorno a questo specchio d’acqua non si vede un’area da pic nic, un bar, un ristorantino, un’area parcheggio, un campeggio attrezzato. Di fatto il sito è una terra di nessuno di cui approfittano balordi, pescacciatori di frodo e devastatori ambientali. Ciò non ostante Serra di Corvo merita una visita, premesso che si tratta di una risorsa turistica di nicchia. Chi voglia farsene un’idea non ha che da seguire un video girato da Giorgio Gasparro a settembre dello scorso anno in cui (con l’ausilio di un drone) si ‘racconta’ un’appassionante pedalata in coppia da Poggiorsini al vicino lago ; chi ne abbia curiosità clicchi su You Tube alla voce : ‘Monteserico e lago Serra di Corvo da Poggiorsini’. Ciò che subito s’impone sotto un cielo limpidissimo è questa luce calda che ‘bagna’ un panorama mozzafiato, meravigliosamente ondulato e glabro, sopratutto deserto : Non vedi anima viva, non un gregge all’orizzonte, non un impianto eolico e i pochi fabbricati rustici sono palesemente abbandonati. Si pedala in serenità su una strettissima striscia d’asfalto che più avanti ‘evolve’ in una carrareccia particolarmente accidentata su cui le mountain bike fanno miracoli (anche a velocità sostenuta). Poi la carrareccia scompare e le bici scorrono su una prateria sassosa tra lievi ondulazioni. La musica in sottofondo (si poteva scegliere di meglio) non consente di immaginare il senso di vastità che ispira il vento, unico suono in tanta solennità. La prateria sassosa ha infine termine ed eccoci là dove prima della crisi idrica si spingeva l’invaso. L’estesa piana di fango secco, spaccato con regolarità quasi geometrica evoca scenari sahariani. Il tragitto si fa calvario, ma i nostri ciclisti non demordono, sì che dopo meno di un chilometro l’acqua si annuncia azzurra e chiara, pressoché immota. Ora si procede parallelamente al bagnasciuga lungo un fondo in leggera pendenza. Poco a poco, seguendo la non aspra tortuosità della costa, lo specchio d’acqua si svela in tutta la sua magnificenza. Pedala e pedala, spesso in salita (che brutti i falsipiani) si arriva al castello di Monteserico, che per i due intrepidi ciclisti equivale al giro di boa. Adesso si torna indietro, ripercorrendo al contrario le stesse suggestioni. Ma nel punto più elevato del percorso la sosta si fa obbligatoria. Più giù il lago brilla sotto un sole possente. Solo le ombre delle poche nubi che solcano il cielo osano maculare la superficie luminosa dello specchio d’acqua.
Italo Interesse
Pubblicato il 15 Novembre 2025



