Cultura e Spettacoli

Pegaso volò oltre l’Atlantico

Nato avventurosamente (dal sangue versato da Medusa quando Perseo la decapitò), Pegaso, il mitico cavallo alato, venne inizialmente utilizzato da Zeus per trasportare le folgori sino all’Olimpo prima d’essere lasciato libero. Pegaso allora cominciò a vagare per la Grecia, qualche volta mostrandosi agli uomini i quali, ammaliati, cercavano di catturarlo, senza però riuscirvi. Ma con uno stratagemma Bellerofonte riuscì ad addomesticarlo e farne la sua cavalcatura. Grazie al dono del cavallo alato, Bellerofonte riuscì in diverse imprese, tra cui soprattutto l’uccisione di Chimera, un mostro dalla testa di leone, il corpo di capra e la coda di serpente. Esaltato dai successi, Bellerofonte spronò Pegaso a volare in vetta all’Olimpo per unirsi agli Dei. Ma questi, stizziti da tanta espressione di vanità, mandarono un tafano a pungere il cavallo alato. Infastidito dall’insetto, Pegaso si agitò al punto da disarcionare il temerario cavaliere (nella caduta Bellerofonte trovò la morte). Ciò non impedì alla creatura alata di continuare il suo volo. Raggiunta la parte più alta del cielo, Pegaso si trasformò nella costellazione che tuttora porta il suo nome… Si diceva prima che l’addomesticamento del cavallo alato avvenne ad opera di Bellerofonte : Mentre dormiva presso il tempio di Atena, l’eroe sognò la Dea che veniva a portargli una briglia d’oro con cui impossessarsi di Pegaso. Al risveglio, Bellerofonte trovò accanto al guanciale la briglia fatata. Con essa poté successivamente avvicinare il destriero mentre si abbeverava alla fonte di Pirene nella cittadella di Corinto e farlo suo. Nell’ambito della vastissima iconografia dedicata a Pegaso e che dal VI secolo a.C. si estende sino ai giorni nostri, questo episodio è stato più volte raffigurato. Al 360-350 a.C. risale un cratere a campana a figure rosse proveniente dalla Puglia e di cui si conservano solo alcune schegge. Nel Tampa Museum of Art, di Tampa (Florida) si conserva un frammento di quel cratere. In esso Pegaso appare senza cavaliere, tuttavia imbrigliato. Si ritiene che l’immagine originale ritraesse anche Bellerofonte nell’atto di addomesticare il cavallo. Lo stesso soggetto si ritrova in un altro meraviglioso cratere, questa volta  intatto e a volute, ancora di origine apula (vedi seconda immagine), risalente al III sec. a.C. Questo cratere è attribuito al Pittore della Patera e conservato presso il Los Angeles County Museum of Art. Il cosiddetto Pittore della Patera fu un ceramografo attivo nei territori di Ruvo o Canosa tra il 340 e il 320 a. C. il cui nome deriva da ‘patera’, un piatto per offerte sacrificali, che ricorre in gran parte della sua produzione.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 4 Giugno 2019

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