Penuria cronica di medici: cosa fare, prima che la bomba esploda?
Una mina vagante che potrebbe esplodere da un giorno all’altro, la carenza di medici in Puglia. Uno studio della federazione dei medici (Fimmg Puglia), infatti, ha evidenziato come l’ondata di pensionamenti dei medici di famiglia nei prossimi cinque anni metterà a rischio la sopravvivenza di molte associazioni della medicina generale, con potenziali ripercussioni sull’assistenza di 1 milione e 600mila assistiti. Una notizia che non è notizia, visto che ne parla da mesi su giornali e mass-media, ma senza che nessuno intervenga. Oltre alle parole, niente. Eppure le proiezioni di pensionamento dei medici di famiglia dicono che in Puglia il 51% di loro andrà in pensione entro i prossimi 5 anni. Si tratta di un’ondata di cessazioni che era ormai largamente prevista e che da tempo vede Fimmg impegnarsi affinché la parte pubblica metta in atto provvedimenti utili a garantire un adeguato turnover e un’efficace assistenza al cittadino. Il pensionamento di un alto numero di camici bianchi nell’assistenza primaria in un intervallo di tempo così ridotto è un problema che non si limita alla mera sostituzione di singole unità di personale medico. Si tratta in realtà di un fattore che rischia di minare l’intera organizzazione dell’assistenza sul territorio che, soprattutto a partire dall’Accordo Integrativo del 2008, ha visto lo sviluppo nella nostra regione di ben 540 associazioni della medicina generale diffuse capillarmente, alle quali aderiscono 2400 medici (il 73% del totale). Di queste, quelle complesse (super gruppo, super rete e cpt) sono il 70% del totale e, rispetto all’attività del medico di famiglia che lavora da solo, sono in grado di garantire al cittadino: studi aperti per un numero maggiore di ore nella giornata, maggiore disponibilità di personale infermieristico e collaboratori di studio, ma anche minori tempi di attesa in studio e garanzia della partecipazione del proprio medico di fiducia ai progetti di salute regionali. Per i medici di assistenza primaria, lavorare in associazione significa godere di una maggiore organizzazione, che ottimizza energie e tempi nelle attività di studio e nelle cure domiciliari del paziente, con possibilità di dedicare più tempo alla clinica ed alla diagnostica di primo livello. Ciò comporta che molte associazioni avranno bisogno di nuovi medici per garantire il numero minimo di 3 unità, al di sotto del quale, in base all’art. 2 comma 10, AIR 2007, sarebbero costrette a chiudere. Corre questo rischio il 64% delle associazioni, a cui afferiscono ben 1 milione e 600mila assistiti. Il 30% delle associazioni poi, pur non correndo il rischio di scendere sotto il numero minimo di medici, perderà per i pensionamenti nei prossimi anni da uno a sei componenti. E questo potrà determinare, in assenza di ricambio, una riduzione del livello assistenziale per le associazioni con sedi uniche. Questi dati sintetizzano la portata dell’ondata di pensionamenti, un fenomeno che deve essere governato per non disperdere quel patrimonio organizzativo sul territorio che fa della medicina di famiglia pugliese un modello di riferimento in Italia. <<Possiamo garantire che un ricambio di medici così cospicuo e rapido non metterà in crisi l’attuale modello? Siamo certi che, considerati gli attuali criteri di adesione all’associazionismo, l’inserimento di nuovo medici di famiglia nelle associazioni già esistenti si realizzerà in maniera lineare, con sostituzione uno ad uno, senza che parte di esse rimanga indietro fino a decadere?>>, le domanda poste dagli addetti ai lavori. Tuttavia la Puglia ha un modello avanzato di gestione dell’assistenza primaria, con team che includono medici, collaboratori e infermieri. L’obiettivo è estenderlo a tutti i cittadini. Questo permetterà di prendere in carico la cronicità e la medicina di iniziativa. Le politiche sanitarie regionali devono fare in modo che le aspettative di tutte le parti in causa vengano mantenute: quelle dei medici attualmente in associazione, che auspicano provvedimenti per la tutela di quelle esistenti; quelle dei medici in graduatoria per l’associazionismo o che vi si iscriveranno, in attesa di costituire o entrare in associazione nei comuni di loro scelta (che però non corrisponderanno necessariamente a quelli in cui c’è una associazione a rischio decadenza); ma soprattutto quelle dei cittadini, che hanno nei medici di famiglia e nella loro presenza capillare ed altamente organizzata un riferimento sicuro in Puglia, che non va perso e sul quale anzi va costruito il futuro dell’assistenza sul territorio.
Antonio De Luigi
Pubblicato il 14 Novembre 2019



