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Per Laforgia, Conte e Vendola non ci sono più le condizioni per le primarie

Fu Decaro a novembre del 2014 a traghettare Anita Maurodinoia dall'opposizione in maggioranza al Comune di Bari e quindi nel centrosinistra e nel Pd

Il noto detto locale “non c’è due…. senza tre!” si conferma valido anche per le inchieste baresi sulla compravendita elettorale di voti. Infatti, tre nomi noti della politica cittadina e pugliese, gli ex consiglieri regionali Nicola Canonico e Giacomo Olivieri e, da ultimo, Sandro Cataldo, marito della consigliera regionale Anita Maurodinoia (da ieri ex assessora ai Trasporti della giunta Emiliano, essendosi dimessa a seguito dell’arresto del coniuge per voti comprati), tutti e tre ora caratterizzati politicamente da uno stesso Minimo Comun Denominatore (Mcd). Ovvero il sospetto di essersi avvalsi alle elezioni del voto di scambio e, quindi, di corruzione elettorale. Ma a caratterizzare Canonico, Olivieri e Maurodinoia c’è anche un altro denominatore politico comune. Tutti e tre questi nomi, sia pur con storie politiche iniziali differenti, sono soprattutto noti per aver ruotato a lungo nelle orbite politiche del governatore pugliese Michele Emiliano e del sindaco di Bari e metropolitano Antonio Decaro. Per Maurodinoia, in particolare, il sindaco Decaro fu a suo tempo (novembre del 2014) il “regista” della transumanza da destra a sinistra della già allora “Lady preferenze”, che – come si ricorderà – era stata eletta al Consiglio comunale di Bari nelle fila del centrodestra sotto l’insegna del Mps (Movimento politico Schittulli), con oltre 3000 voti di preferenza. Infatti, il traghettamento dall’opposizione di centrodestra nella maggioranza di centrosinistra di Maurodinoia e del consorte Cataldo (che, a detta di diversi addetti ai lavori della politica, sarebbe il vero artefice di tutti i successi elettorali della moglie!) avvenne nell’aula “Dalfino” appena cinque mesi dopo la prima elezione a sindaco di Decaro e fu proprio quest’ultimo ad accogliere Maurodinoia e gli altri due consiglieri (Smaldone ed Alessio) espressi al Comune di Bari nel maggio 2014  dal “Movimento politico Schittulli”. Difatti la “Lady preferenze”, come pure si ricorderà, prima ancora di stringere accordi con l’allora aspirante successore di Nichi Vendola alla Regione Puglia, ossia Emiliano, si accordò con il sindaco Decaro, che evidentemente gli garantì anche di mantenere gli uomini del suo gruppo politico (identificato col nuovo nome “Sud al Centro”) nelle posizioni di sottogoverno, precedentemente conseguite all’ente Provincia di Bari al tempo del presidente Schittulli, il cui mandato si concluse a fine dicembre del 2014, per far subentrare – come è noto – il sindaco di Bari nella sua nuova veste anche di Sindaco della neo-nata “Città metropolitana”. Quindi, da quel momento in poi Maurodinoia è sempre stata organica al centrosinistra di Emiliano e Decaro. Tanto che nel 2015 fu candidata per la prima volta alle regionali nella lista del Pd ed alle amministrative baresi del 2019, da neo consigliera regionale dem (subentrata nel 2018 a Marco Lacarra, che divenne deputato) si ripresentò a sostegno di Decaro con la lista civica “Sud al Centro” di cui era fondatrice e leader dal novembre del 2014. Ovvero da quando Decaro l’aveva traghettata nel centrosinistra. Infatti a tutt’oggi, nonostante Maurodinoia ha abbandonato l’aula “Dalfino” dopo il suo ingresso in giunta regionale nel novembre del 2020, ha conservato nella giunta Decaro un assessore espressione del suo gruppo politico (l’assessore al Bilancio e Tributi, Alessandro D’Adamo) e vari altri esponenti diretta espressione di “Sud al Centro”, a cominciare da Lucio Smaldone e Vincenzo Brandi, presidenti rispettivamente del III e V Municipio di decentramento barese. Però, la vera novità scaturita dagli arresti di ieri per presunto voto di scambio alle elezioni e dalle conseguenti dimissioni di Maurodinoia dalla Giunta regionale è giunta in serata, prima nella conferenza stampa di Giuseppe Conte che ha preceduto il suo comizio in piazza della Libertà a Bari e, poi, dalle successive dichiarazioni di Nichi Vendola e Michele Laforgia che, sempre dal palco antistante il Palazzo di Città, hanno annunciato che, a seguito degli ultimi eventi giudiziari, “non ci sono più le condizioni per le primarie”. Infatti Laforgia, commentando gli ulteriori fatti resi noti ieri dall’Autorità giudiziaria barese, ha dichiarato: “Quello che è accaduto oggi” con gli otto arresti per un presunto voto di scambio “è quello che noi temevamo potesse accadere. Le indagini non sono invenzioni, non scoprono quello che nessuno sa. Parliamo di un malaffare più volte denunciato, un malaffare del quale il centrosinistra e i candidati sono vittima ma noi dobbiamo liberarci di questo problema. E’arrivato il momento di liberarci”. Laforgia ha anche reso noto che lui sarà comunque candidato e di sperare che nei prossimi giorni si possa trovare l’unità di tutta la coalizione, come più volte ha tentato di fare da un anno a questa parte. “Come ho detto più volte io in questo periodo – ha aggiunto il leader e fondatore dell’associazione barese “La Giusta causa” – ho fatto molti passi in avanti, sono disponibile a fare altri passi in avanti”. Però, “oggi – anche per Laforgia come per i pentastellati di Conte – non ci sono le condizioni per fare un passo indietro” e “quello che è accaduto ci spinge a fare molti più passi in avanti”. Il leader di Si, Vendola, prima di salire sul palco ha invece affermato: “L’unità del centrosinistra si costruisce sulla legalità e sul coraggio di rilanciare la sfida”, perché “bisogna rigenerare la Primavera, bisogna avere il coraggio di vedere le cose sbagliare, gli errori che sono stati commessi, bisogna dire la verità e rilanciare”. “La coalizione del centrosinistra – ha aggiunto inoltre Vendola – è quella che ha trasformato la Puglia e Bari e non è giusto che lo stigma della mafiosità possa annullare il cambiamento straordinario che per vent’anni il centrosinistra ha costruito in questa città”. “Quello che ha lambito la nostra coalizione – ha sottolineato in fine il presidente di Si – è un problema che dobbiamo affrontare con coraggio e con spirito di verità”. Insomma, come a dire, i protagonisti della Primavera pugliese non possono chiudere gli occhi e far finta di nulla su ciò che è realmente accaduto in Puglia e, in particolare, a Bari in questi ultimi anni. Ossia che si è chiusa una fase e bisogna ricominciarne una nuova e diversa dalla precedente. A cominciare, ovviamente, dalla candidatura a sindaco di Bari di Michele Laforgia e non certo perché da far scegliere con le primarie. Ora, dopo dichiarazioni così forti, occorre vedere però che diranno domani a Bari, dal palco di piazza Umberto, Emiliano, Decaro e, se verrà, la segretaria del Pd, Elly Schlein, insieme al verde Angelo Bonelli. Di certo il campo largo barese dei progressisti è punto ed a capo per la candidatura a sindaco nel capoluogo.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 5 Aprile 2024

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