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Per l’Autonomia comunale di Palese e Santo Spirito la Regione tace

Il possibile nuovo Comune del barese sarebbe il 23° per numero di abitanti in Puglia, rispetto alle odierne 257 realtà amministrative locali

E’ passato più di un anno dal 10 gennaio del 2023, quando all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Puglia è stata depositata una petizione popolare sottoscritta da circa 4000mila residenti di Palese e Santo Spirito per chiedere all’Organo legislativo regionale (a cui compete   il potere in materia dal 1972) di istituire in Terra di Bari il 42° Comune dell’omonima “Città metropolitana”, staccando amministrativamente dal Comune capoluogo due popolose realtà storicamente e culturalmente distinte e distanti da Bari circa 13 chilometri, che nell’ormai lontano 1928, quando erano due piccole frazioni costiere, rispettivamente di Modugno e Bitonto, erano state annesse alla città, oggi capofila dell’area metropolitana barese, con un atto d’imperio del governo dittatoriale fascista. Due realtà che da tempo hanno tutti i requisiti normativi e dimensionali per poter assurgere al rango di Comune autonomo e che la “politica” con la “p” minuscola, ossia quella fatta non nell’interesse dei cittadini  ma dei politici che gestiscono le istituzioni pubbliche, continua invece a tenere accorpate forzatamente al Comune capoluogo con il rango di “Municipio” di decentramento comunale e la conseguenza di rendere, giorno dopo giorno e sempre di più, popolosa periferia indistinta del capoluogo, ciò che invece un tempo, con un numero molto inferiore di abitanti, era una rigogliosa e fiorente realtà paesana della costa immediatamente a nord di Bari. Infatti, oggi che Palese e Santo Spirito potrebbero diventare, per numero di abitanti, il 13° Comune nella graduatoria degli attuali 35 Comuni che si affacciano lungo gli 865 chilometri di costa della nostra regione, dette ex frazioni (non più denominate tali dal 1981, perché definite “Prima circoscrizione” fino al 2014 e da allora in poi “Municipio 5” del decentramento comunale barese) continuano ad essere un popoloso agglomerato di quartieri periferici di Bari. Nella fattispecie non sussistono neppure ragioni ostative di bilancio, considerato che i proventi economico-finanziari che attualmente pervengono nella cassa comunale barese da tale popolosa realtà periferica della costa nord sono sicuramente sufficienti per far fronte ai costi rivenienti da una gestione istituzionale autonoma della stessa, come già il solo dato dell’addizionale comunale Irpef (reso noto in altro nostro precedente servizio) dimostrerebbe, poiché il solo ammontare annuo di detto tributo, per Palese e Santo Spirito, con poco più di 18.700 contribuenti è addirittura di gran lunga superiore a quello di realtà comunali dell’hinterland barese molto più grandi sia per numero di abitanti che per contribuenti. Infatti, da una recente analisi dei dati ministeriali (Mef) è emerso che nel 2021 Palese e Santo Spirito, se fosse stato un Comune a sé, si sarebbe posizionato al sesto posto in classifica (dopo Bari, Altamira, Molfetta, Monopoli e Bitonto) sul totale degli odierni 41 Comune che compongono la “Città metropolitana” barese, per l’addizionale comunale Irpef corrisposta dai contribuenti residenti, con un rapporto medio pro-capite per contribuente tra i più alti di tutti gli odierni 41 Comuni della provincia barese. Ma a ben guardare i dati – come fanno notare alcuni cittadini di Palese e Santo Spirito che da tempo si battono per l’autodeterminazione amministrativa di tale comunità – il nuovo Comune della “Città metropolitana” di Bari, che si formerebbe staccando il territorio dell’attuale “Municipio 5” di decentramento dalla Città capoluogo, con i suoi oltre 32mila abitanti sarebbe addirittura il 23° più grande Comune della Puglia, sul totale delle attuali 257 realtà cittadine autonome. Infatti, dopo i sei grandi centri pugliesi capoluoghi di provincia, vale a dire Bari, Taranto, Foggia, Bat (Barletta-Andria-Trani), Lecce e Brindisi, il possibile nuovo Comune di Palese e Santo Spirito avrebbe avanti a sé solo altri 14 Comuni più grandi per numero di abitanti, lasciandosi alle spalle ben 232 Comuni pugliesi, che per  numero di abitanti sono inferiori a quella odierna delle due ex frazioni a nord di Bari che da tempo rivendicano il diritto costituzionale a potersi autodeterminare. Allora, come mai la Regione Puglia, difronte a numeri tanto evidenti quanto clamorosi, continua a tergiversare, se non addirittura ad ignorare, la richiesta di indipendenza politico amministrativa da Bari da parte della popolosa comunità di Palese e Santo Spirito? A porsi tale interrogativo nelle due ex frazioni sono ormai tantissimi semplici cittadini. Un interrogativo apparentemente inspiegabile, ma che in realtà è invece ben chiaro ai tanti che nel 2022 hanno firmato la petizione popolare inviata alla Regione Puglia ed a cui l’Assemblea dell’Aula barese di via Gentile non da ancora alcuna risposta. Per la cronaca ricordiamo che a fine giugno dello scorso anno la VII Commissione permanente regionale, ossia quella agli “Affari istituzionali”, su richieste del consigliere Fabio Romito (Lega), convocò alcuni rappresentanti del movimento indipendentista di Palese e Santo Spirito e tutti i commissari presenti si dichiararono trasversalmente favorevoli alla costituzione del nuovo Comune. Da allora, però, tutto si è fermato. Ma – assicurano da Palese e Santo Spirito i rappresentanti del locale comitato per l’Autonomia comunale – a non fermarsi saranno i cittadini di tale realtà che anni attendono invano risposte dall’Amministrazione barese, per la situazione di abbandono e degrado in cui sono state lasciate le due ex frazioni e che, nonostante ciò, il Comune di Bari continua tuttora a “pretende” di gestire amministrativamente, pur essendo di fatto, da tempo, delegittimato “eticamente” a farlo, avendo ridotto nel tempo tali realtà a solo quartieri dormitorio e di servizio, sempre più periferici, del capoluogo. “Anche per questo – dichiarano dal locale comitato –  la ‘battaglia autonomista’  per le due ex frazioni continuerà, facendo diventare, se sarà necessario, il clamoroso ‘caso’ di finora negata autonomia di rilevanza nazionale, ad ogni livello istituzionale”.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 15 Febbraio 2024

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