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Per le regionali Emiliano stia sereno, con o senza l’alleanza dei “5 Stelle”…

Il nuovo governo nato dall’alleanza del M5S con il PD in Puglia ha verosimilmente scompaginato propositi e strategie del governatore Michele Emiliano, che da tempo stava organizzando la sua campagna elettorale per la riconferma alla guida della Regione pensando quasi sicuramente ad una corsa tripolare senza esclusioni di colpi da parte dei rispettivi aspiranti governatori della coalizione di centrodestra, da lato, e del M5S, dall’altro. Invece con il sopraggiunto e, fino ad un mese fa, imprevedibile accordo di governo nazionale, la strada di Emiliano per la riconferma, oltre che come candidato presidente della coalizione di centrosinistra, anche elettorale alla guida della Puglia alle regionali del 2020, ha in pratica invertito inclinazione, passando da un percorso tutto in salita ad uno opposto, o quantomeno in rettilineo. Infatti, con la nascita del governo Conte-bis (M5s-Pd) tutte le diatribe, sia a livello nazionale che locale, intere al partito di Largo del Nazzareno sono passate necessariamente in secondo piano rispetto alla prioritaria ed inderogabile necessità di compattare, dal vertice fino alle più sperdute e disparate realtà periferiche, tutte le anime Dem al fine non soltanto di riconquistare posizioni in tutte le prossime competizioni elettorali, ma soprattutto di non perdere alcuna di quelle già occupate, come è – per l’appunto – anche il governo della Regione Puglia. E questo è forse il minimo che il segretario nazionale dei Dem, Nicola Zingaretti, può e deve fare se vorrà evitare che eventuali scivoloni elettorali del suo partito alle prossime regionali mettano a rischio la tenuta del neo-nato governo Conte-bis  e, quindi, la durata stessa dell’alleanza con i pentastellati di Beppe Grillo e Luigi Di Maio. D’altronde la puntigliosa distribuzione dei posti del Pd all’interno del governo “giallo-rosso” da parte del segretario Zingaretti è sicuramente degna delle migliori applicazioni del manuale Cencelli ai tempi del correntismo interno della vecchia Dc, quando il “nemico” politico da fronteggiare e contenere il più possibile era il Pci. Ora, invece, il “pericolo” politico da contrastare è quello per cui è sorto il governo Conte-bis, ossia la Lega di Matteo Salvini e le altre due formazioni sovraniste satelliti, facenti capo rispettivamente a Giorgia Meloni ed all’ex forzista Giovanni Toti, ossia “Fratelli d’Italia” e la neonata compagine di “Cambiamo”. Quindi, anche in Puglia una rapida operazione di pacificazione interna al Pd locale, ma anche nell’intero centrosinistra pugliese, si rende necessaria per affrontare in assoluta tranquillità, ma soprattutto senza alcun margine di incertezza nelle possibilità di vittoria, le regionali della prossima primavera. Per cui non c’è affatto da meravigliarsi se già da subito in Puglia qualcosa è cambiato nei toni, ma anche nei tatticismi interni al centrosinistra locale e nel Pd stesso. Dei precedenti sconfinamenti a destra di Emiliano, per la sua compagine di governo, nel centrosinistra pugliese si sono forse già dimenticati. Anzi, qualcuno della stessa coalizione di centrosinistra forse pensa pure che detti reclutamenti siano stati addirittura un bene in Puglia per contenere l’avanzata sovranista e l’impellenza di Emiliano a celebrare al massimo entro novembre le primarie, per la scelta del candidato presidente alle regionali e, quindi, per mantenere compatto il centrosinistra, non è più un problema per lo stesso governatore uscente, che ora è quasi certamente ben disposto anche ad accettare le primarie per gennaio o febbraio del prossimo anno, poiché è consapevole del fatto che, in ogni caso, il centrosinistra pugliese dovrà necessariamente puntare sulla sua riconferma, se non vorrà correre il rischio di aprire alla Regione qualche spiraglio di vittoria alle destre salviniane e meloniane. Se poi, in seguito, per Emiliano dovesse giungere anche un aiutino nazionale alle prossime regionali, con un’alleanza a livello centrale tra Pd ed M5s per tutte le future competizioni elettorati territoriali, allora la strada per la riconferma del governatore pugliese uscente sarebbe sicuramente più in discesa di quanto la si sarebbe potuta immaginare in senso opposto prima della nascita del governo “giallo-rosso”. Però, verosimilmente, affinché si possa verificare quest’ultima ipotesi, vale a dire un’alleanza omogenea su tutto il territorio nazionale tra Pd ed M5s per le regionali del prossimo anno, occorre prima vedere come andranno per Pd ed M5s le regionali di Umbria, Emilia Romagna e Calabria, che si svolgeranno nell’autunno di quest’anno. Infatti, una riconferma, totale o parziale, delle posizioni del il centrosinistra in queste tre regioni, potrebbe un deterrente per il Pd a trasformare l’alleanza di governo nazionale anche in alleanza politica per le elezioni territoriali. Anche il M5s dal canto, dopo il recente accordo di governo con il Pd, suo ha sicuramente interesse a testare l’elettorato prima di sbilanciarsi in eventuali e possibili alleanze locali. Ed anche per esso il banco di prova saranno sicuramente le tre elezioni regionali del prossimo autunno. In ogni caso, per Emiliano in Puglia il M5s, alla luce del neo governo “giallo-rosso”, non è più di certo un pericolo per le prossime regionali. Infatti, anche nel caso in cui non dovesse verificarsi alcun accordo elettorale territoriale con il Pd o patto di desistenza, la formazione di Grillo e Di Maio, non avrà alcun interesse a far perdere le elezioni ad un governatore uscente di centrosinistra. E, infatti, un segnale in tal senso il M5s nazionale in Puglia lo ha già dato ad Emiliano ed al segretario dei Dem, Zingaretti, visto che a Palazzo Chigi, eccettuato il premier Conte che è di questa terra solo per le origini, non ha più portato alcun ministro pugliese, nonostante il numero complessivo dei posti governativi di primo livello sia passato da 15 a 22. E ciò, forse, è già sufficiente per intravedere quali potrebbero essere le reali intenzioni dei pentastellati nazionali per le regionali pugliesi del prossimo anno.

 

Giuseppe Palella

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