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“Perché mancano soldi solamente alle imprese di pulizia?”

Lavoratori e studenti proseguono determinati la loro lotta contro il bando della gara d’appalto per l’affidamento dei servizi di pulizia dell’Università di Bari. Si è tenuta infatti ieri mattina presso l’Ateneo di Bari l’assemblea degli studenti con i lavoratori e le lavoratrici addetti alle pulizie di tutta l’Università barese, promossa dall’associazione Ateneinrivolta che per prima si è dichiarata contraria alla gestione privatistica dell’Università, conseguenza della Riforma Gelmini. Tutto si è svolto in contemporanea a una riunione per la gestione della suddetta gara di appalto che si stava svolgendo presso l’Aula Magna dello stesso Ateneo. I processi di privatizzazione coinvolgerebbero non soltanto gli studenti, ma anche chi lavora all’interno dell’università, ai quali non viene più garantito di fatto alcun diritto. Come si legge in un volantino diffuso da Ateneinrivolta, se l’università costituisse una società in house-providing per la gestione delle pulizie risparmierebbe 2-3 milioni di euro, garantendo agli studenti servizi decisamente migliori e ai lavoratori addetti alle pulizie sicurezza occupazionale, aumento del 30-40% dei salari nonché tranquillità sul posto di lavoro. La situazione reale e attuale è invece quella di una riduzione considerevole dello stipendio e, consequenzialmente, della cassa integrazione e si chiede, pertanto, l’internalizzazione dei lavoratori per buttare letteralmente fuori i privati dalla gestione del rapporto di lavoro. “Dobbiamo lottare per il miglioramento del salario, delle condizioni e delle ore di lavoro e in tutto ciò è necessaria l’organizzazione sinergica di lavoratori e studenti, che costituiscano un comitato unico come unico referente nella gestione della situazione” ha spiegato Giuseppe, rappresentante per Ateneinrivolta, all’inizio dell’incontro, a cui hanno partecipato non soltanto i lavoratori, ma anche Pierpaolo Corallo dell’USB e Giovanni Vasienti, rappresentante della UGL che sta seguendo personalmente la vicenda. All’incontro, tuttavia, mancavano sia gli studenti che altri sindacati; il che lascia comunque riflettere, perché gli studenti dovrebbero essere i primi a protestare per la mancanza pressoché totale di un servizio che pagano con tasse anche molto salate. Del resto, tuttavia, non c’è da stupirsi: le altre associazioni studentesche (come Studenti Indipendenti) che dovrebbero difendere strenuamente i diritti degli studenti, neanche erano a conoscenza di questo incontro. Si tratta comunque di una storia lunga, che, ricordiamolo, è iniziata lo scorso ottobre, quando l’Università di Bari, nel rispetto del decreto contro le infiltrazioni della criminalità, ha emesso un decreto d’urgenza, escludendo dalla gara d’appalto la ditta che se l’era aggiudicata, la “I.A.S.” da Roma, con gravi conseguenze per i lavoratori, che non solo si vedrebbero ridotto lo stipendio del 40% circa, ma che dovrebbero anche lavorare a ritmi e tempi impensabili, con una media di 1-2 minuti per bagno e 3-5 minuti per stanza: “Una situazione insostenibile, che avrebbe conseguenze negative sul servizio igienico, di per sé carente da un paio di anni, come possono riscontrare tutti, e che diventerebbe anche una questione di sicurezza, perché un lavoratore che deve accelerare al massimo i tempi di lavoro si potrebbe far male – ha spiegato Giovanni Vasienti –  Ci sono tutta una serie di circostanze che questo bando scatenerebbe, dal danno economico per i lavoratori al servizio che sarà quasi inesistente. Abbiamo chiesto all’Università di sospendere il bando, anche se sappiamo che in questa fase non è possibile, ma non abbiamo alternative perché è vero che l’Università deve gestire questo servizio con i soldi a disposizione (il budget è di 10 milioni di euro, anziché 15 – ndr), ma è anche vero che i lavoratori non possono vivere con uno stipendio di 400, max 600 euro al mese per i più fortunati”. La rabbia tra i lavoratori presenti all’incontro è palpabile: “Il mio frigorifero è vuoto, ho 539 euro di stipendio al mese e solo per la casa devo pagare 550 euro: come si fa a vivere in queste condizioni?” dichiara un addetto alle pulizie che lavora presso la facoltà di Matematica, presente all’incontro – inoltre posso essere cacciato da un momento all’altro, nonostante 30 anni di carriera: è a dir poco inaccettabile.” In particolare, fa riferimento all’articolo 20.2 del suddetto bando, in cui si legge che “l L’Università può a suo insindacabile giudizio chiedere all’Appaltatore l’allontanamento di quegli addetti al servizio i quali o per cattivo contegno o per incapacità o inidoneità, non dovessero compiere il loro dovere.” E ancora si chiedono: “Perché i soldi mancano solamente alle imprese di pulizia? I vigilanti hanno avuto persino un aumento dello stipendio”, fanno notare sempre nel corso dell’incontro, ma nessuno sa dare una risposta, che tuttavia è intuibile. “È una vergogna: questo bando va bloccato subito”, continua un’altra signora, anch’essa addetta alle pulizie dei locali dell’Ateneo barese. Che da anni ormai versano in situazioni di degrado inaccettabili sin dalle prime ore del mattino: la colpa, dunque, non sarebbe solamente dell’inciviltà e dell’incuria degli studenti, come si era ipotizzato, ma si tratta di una questione che va al di là dell’igiene, in cui c’entrano, come sempre, gli interessi di pochi.

Lorena Perchiazzi

 

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