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Pesce scorpione. Non bastassero le meduse

Il riscaldamento globale sta facendo del Mediterraneo il mare più aggredito dall’invasione biologica. Tra pesci velenosi, granchi tropicali e alghe infestanti sono quasi mille le specie ‘aliene’ segnalate, buona parte delle quali è già divenuta stanziale. Molte di queste sono pericolose per sub e bagnanti. Non bastassero meduse e tracine, ecco una nuova insidia ; si chiama Pterois Volitans, comunemente detto: pesce scorpione. I primi esemplari sono stati avvistati nel Mediterraneo lo scorso anno. Diffusa nel Mar Rosso e in tutto l’Oceano Pacifico, questa specie si sta diffondendo anche in Atlantico. Preoccupato dalla capacità che ha questo pesce di riprodursi, l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha chiesto la collaborazione dei pescatori, invitandoli a segnalare tempestivamente la presenza del pesce scorpione nelle acque italiane. Se ne teme la proliferazione. Ma il vero pericolo non è tanto la voracità, l’astuzia predatoria (specie a danno dei piccoli di cernia) e la capacità riproduttiva di questa creatura, quanto la sua potenzialità venefica. Pur bello a vedersi (è una specie ambita dagli acquariofili), il pesce scorpione – che preferisce i fondali rocciosi e può raggiungere i 150 metri di profondità – è dotato di sedici aculei attraverso i quali inietta una tossina particolarmente insidiosa e che si mantiene attiva fino a 48 ore dopo la morte dell’animale. Tre i gradi di avvelenamento : quello di primo grado produce eritema, ecchimosi o anche cianosi della parte colpita. Con l’avvelenamento da secondo grado compaiono vesciche attorno alla puntura. L’ultimo grado produce necrosi locale, che può durare anche per più giorni. Il tutto accompagnato da dolore alla testa, nausea, vomito, dolori e crampi addominali ; nei casi più gravi si può arrivare a paralisi agli arti, iper o ipotensione, difficoltà respiratoria, ischemia del miocardio, edema polmonare e sincope ; sono stati documentati rari casi di decesso. In caso di puntura, una volta estratta la spina, il primo e più importante trattamento è l’immersione della parte colpita in acqua calda poiché ciò riduce il dolore e rende inattiva la tossina. Al momento la presenza del pesce scorpione nei nostri mari (il primo di questi casi è stato segnalato in Sicilia) è talmente episodica da non giustificare la parola ‘invasione’. Staremo a vedere. Qualora la specie dovesse diventare stanziale, e visto che le sue carni sono molto apprezzate in alcuni paesi, non meravigliamoci se il suo consumo dovesse essere incoraggiato anche da noi. Nei Caraibi, i cui mari sono infestati dal pesce scorpione, l’incentivo al consumo di questa carne funge da sistema di contrasto.

Italo Interesse

 

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