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Piano dei Rifiuti Urbani, servono più bravura e coraggio

Cominciano dal principio: il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU) costituisce il documento di pianificazione settoriale in materia di gestione dei rifiuti e rientra nei piani e programmi che hanno impatti significativi sull’ambiente, sul patrimonio culturale e sulla vita di ogni cittadino pugliese. E per tale ragione è fondamentale che tale piano sia largamente condiviso e discusso con i territori prima di essere approvato, come previsto dalla legge, dal Consiglio Regionale della Puglia. Il testo unico ambientale pone l’accento sulla riduzione della produzione di rifiuti organici e degli impatti sull’ambiente derivanti dalla gestione degli stessi, sulla promozione del riciclaggio di alta qualità, sull’obbligo di realizzazione della raccolta differenziata al fine di ridurre il quantitativo di rifiuti da smaltire in discarica. Da ricordare, inoltre, che ad aprile 2018 il Parlamento Europeo ha approvato il pacchetto sull’economia circolare, importante passo avanti che accelera la transizione verso l’economia circolare in Europa. L’accordo prevede il 65% di riciclaggio dei rifiuti solidi urbani al 2035, con target intermedi del 55% al 2025 e 60% al 2030. Per fortuna adesso sembra esistere una rete in continua crescita di amministrazioni attenti all’ambiente e in Puglia la media di raccolta differenziata nel 2020 è al 54,68%, mentre nei primi mesi del 2021 si attesta al 58,34%. Sono 113 i Comuni Ricicloni, coloro i quali hanno raggiunto o superato l’obiettivo di legge del 65 % svolgendo correttamente la Raccolta Differenziata, che però sono solo il 44% del totale. Andiamo avanti.Il passaggio da un’economia lineare a una circolare è possibile solo con le azioni virtuose di Sindaci che pongono maggiore attenzione alla gestione dei rifiuti, sostengono giustamente Italia Nostra-Puglia, Legambiente e Wwf. Serve, insomma, l’obbligo della tariffazione puntuale su tutto il territorio regionale, in nome del principio “chi inquina paga”, oppure penalizzando lo smaltimento in discarica dei rifiuti. Per uscire insieme da questo stallo “lineare” è fondamentale far cadere i campanilismi e le barricate ideologiche e attraverso la partecipazione (legge regionale sulla partecipazione n.28/2017). Il modello di comportamento usato sino a oggi non ha portato frutti e le conseguenze ancora una volta le stanno pagando i cittadini che, nonostante il raggiungimento del 65% di RD, invece di vedere diminuire le tasse continuano a pagare le non scelte politiche. Su questi temi le tre associazioni ambientaliste hanno puntato i riflettori sul Piano dei Rifiuti, per arrivare entro il 2030 alla raccolta differenziata spinta e alla tariffazione puntuale in tutti i Comuni pugliesi e inoltre devono moltiplicarsi i centri di riuso (coinvolgendo anche le persone più fragili) e occorre garantire lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti contenenti amianto, che finiscono in gran parte all’estero, e il riciclo dei pannelli fotovoltaici a fine vita e degli impianti eolici dismessi. Ma il Piano prevede anche criteri per la definizione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento rifiuti. Questo però ha un deficit di fondo perché per la definizione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento rifiuti, tra le componenti ambientali considerate ai fini di minimizzare l’impatto negativo manca la componente “salute umana” che è uno dei capisaldi della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e che non può essere derubricata ad una generica – tutela della popolazione – con riferimenti di larga massima alla qualità dell’aria ed al relativo PRQA ed alla tutela dalle molestie olfattive, oppure all’inquinamento acustico e luminoso. Una lacuna del Piano che potrebbe permettere la realizzazione di impianti di coincenerimento e/o di termovalorizzazione in ambienti industriali o pseudo industriali (insediamenti industriali/commerciali come già accade nella zona ASI Bari/Modugno) che prescinderebbe dal reale contesto insediativo del territorio interessato con le immaginabili ricadute negative in termini socio/sanitari/economici.

Antonio De Luigi

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