Pierpaolo Marino è il nuovo direttore generale del Bari
Esperienza e visione per rilanciare il progetto biancorosso

Adesso è ufficiale. Il Bari affida la direzione generale a Pierpaolo Marino, uno dei dirigenti più esperti e vincenti del calcio italiano. La società biancorossa ha annunciato l’ingaggio del dirigente nato ad Avellino, classe 1954, chiamato a ricoprire un ruolo chiave nell’organizzazione del club in vista della nuova stagione.
Si tratta di una scelta che va ben oltre il semplice avvicendamento dirigenziale. L’arrivo di Marino rappresenta infatti un segnale preciso della volontà del club di rafforzare la propria struttura con una figura di assoluto spessore, capace di coniugare competenze gestionali, conoscenza del mercato e una lunga esperienza maturata ai massimi livelli del calcio nazionale.
Il curriculum del nuovo direttore generale parla da sé. I suoi esordi lo vedono nella sua città natale, dove contribuì alla storica scalata fino alla Serie A nella stagione ‘77-‘78 e alla permanenza degli irpini nella massima categoria per nove stagioni consecutive. Tale esperienza rappresenta soltanto il primo capitolo di una carriera costruita attraverso progetti ambiziosi e risultati concreti.
Tra le pagine più significative della sua storia professionale c’è senza dubbio l’esperienza al Napoli. Marino fece parte della dirigenza che costruì la squadra capace di conquistare il primo scudetto dell’era Maradona nella stagione ‘86-‘87, giocando un ruolo determinante nella trattativa che portò El Pibe de Oro in azzurro. Un passaggio destinato a cambiare per sempre la storia del calcio italiano.
Successivamente arrivarono la Roma, come consigliere diretto del presidente Viola e direttore generale, dove centra un ottimo terzo posto alla sua prima stagione in giallorosso, quindi una nuova parentesi ad Avellino, stavolta da presidente per conto della Parmalat, prima di proseguire il proprio percorso in piazze importanti come Pescara, Udinese, Napoli e Atalanta.
La cifra distintiva della sua carriera è sempre stata la capacità di costruire progetti duraturi. A Pescara nei primi anni ‘90 contribuì alla promozione in Serie A, intuendo il valore di giovani destinati a una carriera importante come Massimiliano Allegri e Frederic Massara e portando in Abruzzo Carlos Dunga, futuro capitano del Brasile e campione del mondo.
È però soprattutto a Udine che Marino ha lasciato un’impronta profonda. Nell’arco di dodici stagioni ha contribuito alla crescita dell’Udinese, fino a trasformarla in una presenza stabile nelle competizioni europee (tra cui una qualificazione in Champions League), grazie a una gestione innovativa e a un modello fondato sulla valorizzazione dei talenti e sulla sostenibilità economica.
Nel 2004 accettò poi una delle sfide più complesse della sua carriera: ricostruire il Napoli ripartito dalla Serie C. In appena tre stagioni riportò il club in Serie A e ha centrato la conquista di un posto in UEFA, ponendo le basi della rinascita azzurra anche attraverso intuizioni di mercato che portarono in Italia calciatori destinati a diventare protagonisti come Ezequiel Lavezzi e Marek Hamsik. Un metodo che avrebbe poi riproposto con successo anche all’Atalanta, contribuendo a gettare le fondamenta della crescita che, negli anni successivi, avrebbe portato il club bergamasco ai vertici del calcio italiano.
Ora la nuova sfida si chiama Bari. In una fase particolarmente delicata per la società biancorossa, reduce da stagioni caratterizzate da risultati altalenanti, da una retrocessione impensata in Lega Pro e da un rapporto complicato con la tifoseria. L’ingresso di Marino assume anche un forte valore simbolico. Il suo profilo garantisce autorevolezza, conoscenza delle dinamiche del calcio e una riconosciuta capacità di programmare nel medio-lungo periodo.
Nel comunicato ufficiale, la società ha evidenziato come il nuovo direttore generale metterà a disposizione del Bari «competenza, passione, visione sportiva ed etica del lavoro», qualità che hanno contraddistinto un percorso professionale lungo quasi cinquant’anni.
Per Marino si apre così una nuova sfida in una piazza esigente e ambiziosa come quella barese. Per il Bari, invece, la nomina rappresenta il primo tassello di una riorganizzazione che dovrà necessariamente tradursi in scelte tecniche e sportive capaci di rilanciare le ambizioni del club.
Tess Lapedota
Pubblicato il 27 Giugno 2026



