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Pietro strinse i denti e fu oro

 

Il 28 luglio 1980 fa Pietro Mennea conquistava l’oro alle Olimpiadi di Mosca sui 200 metri, che percorse in 20” e 19. Mennea vinse alla maniera sua: partenza lenta e rimonta da brivido, a danno di Allan Wells il quale, ancora sui 150 metri sembrava avviato a una vittoria netta (Pietro aveva il limite tecnico d’essere poco competitivo sulla distanza breve, anche se sui cento metri primeggiò a livello europeo ; ma accelerando progressivamente raggiungeva velocità di punta impensabili per qualunque altro atleta).  Arrivò primo per un soffio. E ancora per un soffio aveva preso parte a quella finale. Ciò non per difficoltà di qualificazione, quanto per il boicottaggio della grande manifestazione da parte di sessantacinque nazioni per protesta contro l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URRS. Furono così solo ottanta i paesi in gara, tredici dei quali, pur non aderendo al boicottaggio, in segno di protesta gareggiarono sotto la bandiera del Comitato Olimpico Nazionale. Tra questi rientrava anche l’Italia. Quando la nostra rappresentativa sfilò durante la cerimonia d’apertura dei Giochi, si registrò un buffo incidente diplomatico : Sulla nostra bandiera l’acronimo CONI era stato tradotto in caratteri cirillici. Ora poiché ‘coni’ in russo significa ‘stalloni’, il pubblico non poté trattenere le risate. Tornando alla sofferta partecipazione di Mennea, l’atleta pugliese potette disputare quella finale anche perché non faceva parte di alcun corpo militare (a causa dell’ambigua posizione dell’Italia, si era deciso di non far gareggiare i tanti atleti che venivano da Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato). La cronaca di quella gara é in una pagina di “La corsa non finisce mai”, autobiografia di Pietro Mennea scritta assieme a Daniele Menarini e pubblicata dall’editore Límina nel 2012 : “All’uscita in rettilineo lo scozzese mi è avanti di 3 metri e sembra ancora in grado di accelerare. Sono penultimo. Faccio in tempo a pensare che devo reagire, perché quella è l’ultima occasione per la vittoria olimpica. Riparto. Letteralmente: riparto. E avverto crescere dentro uno stimolo che non avevo mai sentito. L’impressione che dieci anni di allenamenti, dolore, paura, felicità, sfide stiano per essere risucchiati nel vortice di pochi secondi, inghiottiti, annullati…. Wells avverte il mio rientro, lo intuisce anche dal gridare del pubblico che si impenna di volume. Cerca di rintuzzare l’attacco stringendo i denti, ma ha già l’assetto di corsa rialzato. Tre passi ancora: gli sono a fianco, intuisco il suo profilo e l’asse delle spalle quasi in linea con le mie. Due passi: siamo pari. Un appoggio: è dietro. Le braccia, quasi da sole, mi scattano in alto che ancora non ho oltrepassato il traguardo. È finita… Un uomo dell’organizzazione mi porse una bottiglietta di aranciata. Senza pensarci su, me la rovesciai in testa e cominciai il giro d’onore.”

Italo Interesse

 

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