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Pisicchio getta il “sasso” nello stagno della politica locale

 

Il primo a “gettare” il sasso nello “stagno” del centrosinistra barese è stato un veterano della politica locale che è anche uno dei personaggi, in questo momento, politicamente più vicino all’area politica del governatore pugliese Michele Emiliano (Pd) sia alla Regione che al Comune di Bari, vale a dire il consigliere ed assessore regionale barese della civica “Emiliano per la Puglia”, nonché consigliere comunale di Bari ed ideatore del gruppo consiliare di “Iniziativa democratica” nell’aula “Dalfino”, Alfonso Pisicchio. Uno “stagno” nel quale, se c’è ancora dell’acqua, il livello è verosimilmente molto basso, poiché il sasso lanciato di certo non ha prodotto per ora un’onda lunga, ma ha solo  smosso appena l’acqua, molto torbida e per questo forse anche limacciosa, del centrosinistra locale. Infatti, Pisicchio dalle pagine locali di un noto quotidiano nazionali ha chiesto al sindaco di Bari, Antonio Decaro del Pd (già in corsa per la ricandidatura a Primo cittadino alle amministrative del prossimo anno), di inglobare, alle amministrative del 2019, nella coalizione di centrosinistra che lo elesse nel 2014 anche il gruppo politico che fa capo al forzista Massimo Cassano, già sottosegretario barese al Lavoro negli ex governi Renzi e Gentiloni, nonché ex senatore berlusconiano, poi passato nelle fila di Ncd-Ap e circa un anno fa rientrato nei ranghi di Forza Italia con la dichiarata intenzione di volersi proporre a sindaco di Bari per il centrodestra nel 2019. Proposito, però, che ora sembrerebbe svanito o, quantomeno, molto attenuato. In altri termini, l’ex vice di Emiliano al Comune di Bari ed ora suo braccio destro alla Regione con delega all’Urbanistica ha chiesto apertamente a Decaro di ampliare la coalizione di forze che dovrebbero sostenerlo per la riconferma a sindaco nel 2019, estendendola ad una fetta del centrodestra barese che, seppur sotto l’insegna del civismo “Puglia Popolare” di Cassano per l’appunto, è e resta una componente politicamente incompatibile con una organica alla coalizione barese di centrosinistra, ovvero quella della sinistra massimalista ed integralista che nel capoluogo fa capo ad alcuni circoli e movimenti culturali guidati da noti personaggi locali tradizionalmente di sinistra e che, comunque, alle amministrative riescono con le loro diverse sigle a mettere insieme in città tra i sette ed   ottomila mila voti. Ovvero quanti riuscì a raccoglierne, stando nel centrodestra, l’ex senatore Cassano con la lista di Ncd-Ap alle comunali del 2014, ossia quando sedeva sia a Palazzo Madama che ad una delle scrivanie del Ministero del Lavoro. Quindi, il ragionamento di Pisicchio non fa una grinza quando afferma che il prossimo anno Decaro, a differenza del 2014, per vincere ha bisogno di una coalizione più ampia della precedente, perché il dato delle polite dello scorso marzo ha attestato che anche a Bari il centrosinistra tradizionale, insieme alle liste civiche di area, potrebbe non essere più autosufficiente per vincere, in quanto sia la coalizione di centrodestra unita o il M5S da solo potrebbero causare una sconfitta certa del sindaco uscente  di centrosinistra, se non proprio al primo turno, al ballottaggio in maniera più probabile. Però, Pisicchio da politico navigato sa pure che aprire la coalizione del centrosinistra tradizionale ad una fetta di centrodestra cittadino significherebbe rischiare di perdere l’ala più di sinistra della coalizione, ossia i potenziali 7 o 8mila voti che producono poco in termini di eletti nell’aula “Dalfino”, ma rappresentano molto ai fini del sostegno al candidato sindaco o di non sostegno in caso di distacco dalla coalizione o di non voto. Allora, – si chiedono alcuni addetti ai lavori della politica cittadina – “perché Pisicchio propone a Decaro uno schema politico praticamente improbabile o quasi impossibile da realizzare?” La risposta o, forse meglio, la strategia dell’assessore all’Urbanistica regionale è sicuramente più chiara quando nel corso della stessa intervista subordina il mancato coinvolgimento di Cassano nel progetto di riconferma di Decaro alla necessità di scegliere il nome del prossimo candidato sindaco di centrosinistra attraverso le primarie. E, quindi, Pisicchio mette in discussione, per via indiretta, la ricandidatura automatica ed unitaria del sindaco uscente. Perciò, ora si tratta di capire se la predetta messa in discussione è una decisione autonoma di chi la propone oppure a parlare è stato Pisicchio, ma a pensarla, o quantomeno a condividerla, sia Emiliano. Infatti, in un caso o nell’altro, ciò vuol dire che per giungere a tanto qualcosa non quadra come prima più nel centrosinistra barese. E ciò che può non quadrare non sono di certo gli assetti interni di potere, ma verosimilmente i “numeri” necessari a far vincere nel 2019 Decaro, con un certo margine di sicurezza. Infatti, stante ad alcuni sondaggi, ma soprattutto al “clima” tangibile che avvolge consistenti ed importati strati di elettorato cittadino il prossimo anno una riconferma facile del Primo cittadino barese non sarebbe affatto scontata. Anzi, il suo nome – stante ad alcune indiscrezioni – sarebbe addirittura una sorta di “palla al piede” per il centrosinistra barese, che potrebbe invece avere più possibilità di vittoria con qualche altro nome noto, della società civile o della stessa coalizione, che, rappresentando una possibile novità per l’elettorato barese, potrebbe con più facilità smentire i pronostici di sondaggi che, ad oggi, danno il centrosinistra a guida Decaro nettamente fuori gioco, sia contro un centrodestra compatto che contro il M5S anche alle prossime amministrative. Ma per capirne di più e meglio su come tenderà ad evolversi la parabola comunale “decariana”, attualmente discendente, sicuramente non è sufficiente la richiesta di Pisicchio delle primarie. Anche se, però, Pisicchio ed i suoi alleati – da non dimenticare – sono altrettanto sicuramente condizione necessaria al centrosinistra locale almeno per spera di vincere a Bari alle prossime comunali. Diversamente, la “battaglia” sarebbe disperata, se non addirittura scontata nel suo esito negativo.

 

Giuseppe Palella

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