Policlinico, “Procedure più snelle per il lavoro ‘extra’ nei reparti”
L'istanza del 'G.I.L./Sanità' per autorizzare gli straordinari ai vertici della società 'in house'

Rivedere tempi, ammontare e modi di attivazione del lavoro ‘extra’ all’interno dell’azienda consorziale Policlinico di Bari è l’istanza rivolta (con nota scritta) dal sindacato autonomo di Luigi Cipriani a direttore sanitario dell’azienda e della ‘Sanitaservice/Policlinico, ma anche ad assessore pugliese alla Salute e perfino il prefetto di stanza a Bari.
Nel mirino del sindacato autonomo una recente nota del consorziale con cui si provvedeva fin troppo frettolosamente -a parere del rappresentante dei lavoratori – a ridurre le ore di ‘lavoro straordinario’ del personale dipendente dalla società interna che presta, appunto, servizi di pulizie e sanificazione all’interno del grande ospedale, utilizzando personale in base alla qualifica di appartenenza, ovviamente. Tuttavia Cipriani punta proprio a quelle “nuove disposizioni” finalizzate a “limitare il più possibile le ore di straordinario del personale di supporto della società Sanitaservice”, evidenziando come l’iter previsto per autorizzare quel lavoro extra-orario ordinario risulti <<…estremamente complesso e di difficile applicazione operativa>>.
Il motivo? <<Qualora in un reparto – compresi quelli di emergenza e urgenza quali Pronto Soccorso, Rianimazione e Cardiochirurgia – il coordinatore o caposala, a causa della carenza di personale addetto alle pulizie, necessiti di una o più unità aggiuntive, dovrebbe inoltrare richiesta alla Direzione Sanitaria. Quest’ultima, a sua volta -scrive ancora il sindacalista – dovrebbe trasmettere la richiesta alla società Sanitaservice, che successivamente dovrebbe valutare l’eventuale autorizzazione al lavoro straordinario>>.
Insomma, dalla missiva già inoltrata ai vertici di piazza Giulio Cesare, emerge chiaramente che la procedura per autorizzare le ore in puiù di lavoro comporti <<tempi incompatibili>> con le esigenze dei reparti, soprattutto in contesti nei quali il servizio di pulizia e sanificazione rappresenti <<attività imprescindibile per garantire sicurezza, igiene e continuità assistenziale>>. In molti casi, infatti, per completare l’intero iter trascorrono ore, se non addirittura giorni e dunque, come garantire tempestivamente un servizio essenziale quale, appunto, pulizia e sanificazione in reparto, con una procedura così complessa e articolata?
E inoltre – considerata la carenza di personale – si legge ancora nella missiva del “G.I.L./Sanità”, come fare a garantire il regolare piano ferie dei lavoratori, tenuto conto delle <<assenze forzate>> dovute ai permessi per gravidanze, ma anche ai benefici previsti dalla Legge 104/92, senza dimenticare malattie e altri imprevisti e situazioni analoghe?
Come non bastasse, la qualifica di ausiliario/pulitore rientra tra le mansioni di manovalanza generica, con inquadramento al <<livello 1>> non costituisce qualifica specialistica. Pertanto -ragiona inoltre Cipriani – appare improprio limitarne rigidamente l’utilizzo operativo in situazioni emergenziali per cui – proprio alla luce di quanto esposto – logica e scontata la richiesta a direttori e assessore alla Salute d’una <<immediata revisione delle disposizioni emanate, prevedendo procedure più snelle ed efficaci che consentano ai responsabili dei reparti di fronteggiare tempestivamente le carenze di personale>>. Soprattutto per quanto riguarda i servizi che assicurano maggiore igiene, pulizia e sicurezza in reparto che, non dimentichiamolo mai, servono a limitare al massimo quei maledetti virus e malattie infettive che tanto facilmente si diffondono tra i pazienti nei reparti nosocomiali.
Francesco De Martino
Pubblicato il 19 Maggio 2026



