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Polpi e mostri marini

La caccia al polpo è una delle preferite dai pescatori per diletto a causa della relativa facilità che tale pratica presenta, specie quando esercitata senza barca, lungo coste rocciose e basse come ad esempio quelle che da Giovinazzo scendono fino a Polignano, il che spiega perché nel barese si vedano persino i ragazzini cimentarsi in questo svago. Serve davvero poco per catturare questi cefalopodi (da non confondere con i ‘polipi’, appartenenti alla specie dei celenterati, come le meduse). Basta una lenza o una canna con cui far scendere negli anfratti un’esca – la migliore è il  granchio – avvolta da una corona di ami. Specie nelle prime ore del mattino e al tramonto, questa rudimentale tecnica dà buoni risultati. Ma il dilettante, lo sportivo non si facciano illusioni : nel migliore dei casi, così, si può arrivare a fare prede da un chilo. Per tirare su le piovre, i polpi giganti, servono mezzi ed esperienza da professionisti. In Adriatico, seppure rare volte, sono stati tirati su colossi da venti, venticinque chili. In passato si favoleggiava di piovre da incubo. Nel numero di dicembre 2004 della “Rivista marittima’, in un articolo a firma di Silvio Bruno e Maurizio Mosca, vengono elencati alcuni di questi casi eccezionali : L’erudito Claudio Eliano (II-III sec.) racconta di un enorme polpo che “saliva sulla terra e divorava animali terrestri. Il polpo, poi, si diede a saccheggiare il pesce affumicato che alcuni mercanti conservavano in un magazzino. Scoperto l’insolito ladro, i mercanti riuscirono solo con grande fatica ad ucciderlo”. Venendo a tempi più recenti, un polpo da 64 kg sarebbe stato pescato a Capo di San Vito, in Sicilia, nel 1743, mentre nel settembre del 1954, nello stretto di Messina subacquei avrebbero fiocinato un polpo del peso di 60 chili…. (ma a questi livelli forte si fa il sospetto che in realtà si stia parlando di calamari giganti). Quando ci sono di mezzo le piovre vanno considerati pure i casi di nuotatori o sommozzatori attaccati, talvolta con esisti mortali. Ancora Bruno e Mosca citano il caso, occorso nell’Ottocento e documentato da Sir Grenville Temple nel suo ‘Escursione nel Mar Mediterraneo’, di un capitano marittimo assalito nel mare della Sardegna e “annegato in un metro e mezzo d’acqua”. Nel dicembre del 1954, Jacques Piccard riferì che un “enorme polpo” si era avvinghiato al batiscafo “Trieste” nelle acque di Castellammare di Stabia. Nel 1955 nel mar Ligure rischiarono prima tre ragazzi a Portofino, poi un sommozzatore ad Imperia… Che fare in questi casi? Chi ci crede, può aggrapparsi ai Santi. Si vuole che a vegliare sui pescatori siano San Nicola e Sant’Andrea, mentre i subacquei sarebbero sotto la protezione di San Paolo.

Italo Interesse

 

 

 

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