Cultura e Spettacoli

Polvere di Martire, la panacea

Con quanta facilità si dà del mitico, dell’eroe o del martire a personaggi non meritevoli di così altisonanti appellativi. Un Vasco Rossi è un’icona del rock nostrano,  non un mito ; un mito era Orfeo, che col canto e l’accompagnamento della lira aveva il potere di ammansire le belve. E un Edmund Hillary, l’uomo che per primo mise piede sulla cima dell’Everest, è stato un campione dell’alpinismo, non un eroe ; questo titolo lasciamolo a Salvo D’Acquisto. E fanatici che nel nome del Cielo si fanno saltare in aria in mezzo a (presunti) nemici, non sono martiri. I Martiri, quelli veri, caddero a Otranto 535 anni fa. Ci piace ricordarlo nell’anniversario dell’inizio dell’assedio che dopo oltre due settimane si sarebbe chiuso nel ben noto bagno di sangue. Per diciotto giorni quattrocento soldati e qualche migliaio di otrantini armati alla men peggio si opposero a ventimila uomini eccitati all’ansia del bottino, dello stupro e della Jihad. Una resistenza disperata e degna d’essere tramandata ai posteri del quarto millennio, ovvero quanto basterebbe a scomodare, e questa volta a ragione, i concetti di eroismo e mito. Ma restiamo ai Martiri, che furono 813. I loro resti non riposano assieme. La maggior parte è conservata in sette grandi teche collocate nella Cappella dei Martiri della Cattedrale di Otranto. Il resto è frammentato fra Napoli (chiesa di Santa Caterina a Formiello), Bovino (Santuario di Santa Maria di Valleverde), Venezia, Milano, Tours (Francia) e molti luoghi della Puglia, in particolare nel Salento. Una dispersione infausta e che offre il fianco a dubbi fastidiosi (la ‘recognitio canonica’ effettuata fra il 2003 e il 2004 sui resti conservati a Napoli non aveva come obiettivo la ‘conferma di autenticità’?). Ma certe cose in passato erano la norma e, dopotutto, forse che oggi non si ‘preme’ – e per le stesse ragioni di politica religiosa di ieri – affinché il tale Servo di Dio divenga Beato, che il tale Beato venga elevato a Santo e che le relative  spoglie siano venerate qui invece che lì? In un frangente storico delicatissimo che vede l’Islam (quello peggiore, si capisce) voltarsi a muso duro verso il poco coeso, demotivato e perciò vulnerabile mondo cattolico, sarebbe un gesto di alto valore ricomporre a Otranto ciò che nei secoli è stato deplorevolmente spezzettato. E invece in questi giorni si dibatte intorno al mistero del cranio con 16 fori contenuto in una delle tre urne di Otranto. Hanno scomodato studiosi di Pisa per giungere alla conclusione che quei fori furono praticati per ricavare polvere con cui curare disturbi nervosi che l’approssimativa Scienza del tempo non sapeva classificare. Con polvere di Martire furono curati epilettici o tarantati?

 

Italo Interesse

 


Pubblicato il 28 Luglio 2015

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